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Categoria: Letture parallele
Creato Lunedì, 15 Dicembre 2003

 

Piano Strategico Strutturale Comunale per Bologna

Un altro punto di vista

Unione Sindacale Italiana (USI-AIT) Federazione Provinciale di Bologna (n°27)

Quando, nel 2018, gli abitanti del Comune di Bologna cominceranno a delineare le prospettive strategiche della città futura, dovranno partire da un'analisi attenta della realtà esistente.

Quale sarà allora lo stato della città di Bologna? Oggi possiamo immaginarlo e, in qualche misura, progettarlo.

L'immaginazione è fondata sulla speranza. L'auspicio è che nel frattempo non accadranno catastrofi dagli effetti sconvolgenti, né su scala mondiale, né a livello locale; e che la vita civile della nostra città possa svilupparsi secondo un ritmo evolutivo che la metta al riparo da grandi traumi.

Il progetto per contro è affidato alla leggerezza. Perché la città è come un corpo vivente, che pulsa, cresce, si sviluppa, si ammala, soprattutto per forza propria, interna alle componenti che l'animano incessantemente. La guida pubblica deve essere leggera, incentrata su temi strategici, senza invadere autoritariamente ciò che meglio può essere fatto dagli abitanti, singoli e associati, né sostituirsi a essi nelle opzioni valutative.
Insomma, il dirigismo in tutte le sue forme (burocratiche o manageriali, poco importa) deve morire, condannato dagli uomini, e confinato nel regno delle utopie intrinsecamente totalitarie(e dei totalitarismi intrinsecamente utopici).

Alla pratica autoritaria di una pianificazione territoriale che definisce dall'alto la destinazione d'uso d'ogni centimetro quadrato di territorio è opportuno sostituire la ragione critica di una progettazione strategica che individui le grandi opzioni di fondo, quelle che dovranno realizzarsi nei tempi medio-lungo, le direttrici fondanti dello sviluppo, e che concretizzi le scelte operative secondo regole concordate e condivise, ispirate a principi di libertà e uguaglianza.

L'enfasi spesso posta sul valore della tradizionale pianificazione urbanistica tende a sopravvalutarne i meriti, dimenticandone il limite principale, e cioè il carattere concretamentecoercitivo, che, impedendo lo sprigionarsi di polarità e capacità operative, produce una scarsa capacità realizzativa.

Proviamo, dunque, a immaginare come sarà Bologna nel 2018.

Il processo in base al quale il comune andrà a integrarsi con gli altri della provincia sarà a uno stadio assai avanzato.

Proseguirà la tendenza all’aumento della popolazione residente. La provincia avrà circa un milione di abitanti di cui 400.000 nel territorio del capoluogo e 600.000 nei restanti comuni.

Questa situazione demograficamente positiva sarà determinata soprattutto da tre elementi: lasostanziale costanza del tasso di fecondità totale, un'alta speranza di vita alla nascita, una notevole capacità d'intercettare quote di nuova popolazione, anche extracomunitaria.

Per far fronte alle esigenze della sua popolazione Bologna avrà realizzata una lieve crescita della superficie territoriale occupata da insediamenti residenziali. E tuttavia questo processo sarà avvenuto con un consumo modesto di suoli in precedenza occupati da insediamenti militari e industrie dismesse.

Un consistente patrimonio di alloggi di proprietà comunale assegnati in uso gratuito, diffusi nella città in modo da evitare ogni ghettizzazione, servirà soprattutto all'inserimento degli immigrati.

Bologna sarà in testa alle graduatorie nazionali sia nella produzione di reddito, sia nella dotazione di servizi, sia nei "consumi culturali" e sociali del tempo libero (teatro, cinema, sport…)

I motori dello sviluppo che garantiranno questi livelli sono: l’università, il sistema sanitario, la fiera, l'aeroporto.

L'Università in Romagna sarà diventata autonoma e tuttavia l'Università di Bologna avrà circa 100.000 studenti iscritti. Sarà inoltre realizzato il nuovo polo scientifico universitario nella zona del Navile e del Lazzaretto, all'interno di un tessuto urbano qualitativamente alto, nella cui qualità architettonica moderna saranno riconoscibili anche i segni dell’ identità storica bolognese.

Difficile prevedere quanti viaggiatori frequenteranno l’aeroporto di Bologna.

La fiera avrà sviluppato nuove iniziative soprattutto nei settori immateriali e manterrà un alto livello di competitività con le altre realtà italiane ed europee.

Il sistema sanitario, con circa 45.000 addetti, inciderà quasi per il 10% sull'economia provinciale.
Nel 2018 Bologna avrà vinto la sfida della mobilità e sarà dotata di infrastrutture di prim'ordine.
La stazione ferroviaria sarà assai simile a oggi, ma più funzionale. Una rete di collegamenti ferroviari servirà i comuni della provincia e della regione. Non vi sarà alcuna metropolitana. In compenso, un notevole numero di piccoli autobus e taxi a basso prezzo, che viaggeranno in gran parte su corsie preferenziali, consentirà di spostarsi rapidamente tra la stazione, l'aeroporto, l'università, il centro storico e la fiera, che sarà stata spostata più a nord, con effetti benefici sul traffico automobilistico urbano.

L'autostrada si sarà spostata in pianura e la tangenziale, destinata principalmente al traffico urbano, sarà percorribile senza troppe code.

La rete di parcheggi gratuiti posti in prossimità dei viali di circonvallazione sarà piuttosto ampia, anche se non ancora idonea a far sparire del tutto dalla superficie le macchine dei residenti in centro storico.

Si discuterà soprattutto di lotta al rumore, poiché saranno già stati ottenuti risultati significativi nel controllo del benzene, delle polveri e di altre sostanze inquinanti. A un’aumentata sensibilità per il fastidio provocato dagli aerei e dalle automobili si affiancherà una maggior tolleranza nei confronti degli schiamazzi dei giovani, nella consapevolezza che questi ultimi, e in particolare gli studenti, rappresentano l’autentica ricchezza di Bologna.

Per quanto riguarda invece l’inquinamento elettromagnetico, sarà ormai piuttosto contenuto, grazie anche al buon esempio fornito dall’amministrazione comunale, che avrà smesso da tempo di affittare proprie aree per il posizionamento di antenne per la telefonia mobile.

Il numero dei turisti che verranno in città sarà notevolmente aumentato; soprattutto quello di coloro che verranno attirati dalla sua fama di città libera e amante del bel vivereTale aumento nel numero dei turisti avrà ricadute positive anche sulla frequentazione di musei, gallerie e parchi, che saranno curati con maggior attenzione.

Un grande giardino pubblico, simile ai Giardini Margherita, situato nella zona militare dei Prati di Caprara, sarà frequentatissimo dai bambini, i soli cui serva realmente.

Molti Bolognesi, soprattutto nei giorni festivi, si sposteranno negli impianti sportivi (ma difficilmente il Bologna F.C. vincerà lo scudetto, perchè i giovani della provincia, a differenza di quelli di aree meno dotate di attrezzature sportive, si impegneranno in una grande quantità di sport differenti). Molti altri abitanti, invece, si dedicheranno alla buona tavola, nelle numerose piccole trattorie sparse per la città.

Così, dunque, si presenterà Bologna, nel 2018, quando in Comune si comincerà a parlare di un nuovo piano strategico.

I giovani di allora sapranno molto poco di Vitali e di Guazzaloca. E, malgrado l’omologazione negli stili di vita e nei modi di pensare indotta dalla globalizzazione, saranno orgogliosi della loro identità bolognese.

Carlo Monaco sarà apprezzato per le sue improvvisazioni teatrali a sfondo filosofico; e il movimento per la valorizzazione della castità avrà ben pochi adepti, coerentemente con le tradizioni locali.

I consiglieri comunali si divideranno tra quelli che diranno che a Bologna, nonostante le difficoltà, le cose vanno bene e che bisogna incoraggiare il miglioramento, e quelli che dipingeranno un quadro nero con la necessità di un cambiamento radicale. Perchè, malgrado l’attuale dilagare del "pensiero unico", saremo capaci di mantenere il pluralismo...

Oggi, nel 2003, questa previsione dello sviluppo di Bologna, affidata all'immaginazione e alla capacità progettuale, richiede soprattutto una forte fiducia nel futuro. Con la svolta del 1999questa città si è fermata, andando a rispolverare vecchi valori che non possono che portarla a una paralizzante ingessatura.

Rilanciare lo sviluppo a partire dal rifiuto del consumismo e della cementificazione ed assumendo come nodo centrale quello del miglioramento dei rapporti umani, nella prospettiva dell’ autogestione della cosa pubblica, è una sfida rilevantissima che può essere vinta solo chiamando le forze attive della città, in primo luogo i lavoratori, a divenirne concrete protagoniste

 

 

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