Stampa
Categoria: Letture
Creato Domenica, 01 Febbraio 2015

BiciclettaUna bicicletta, di Rino Ermini (n°176)

Ho avuto per lungo tempo una bicicletta da donna, bianca, vecchia, brutta. Era la bicicletta più scassata della zona a nord ovest di Milano. Me la regalò mio suocero, che l’aveva raccattata nell’angolo del ferraccio da un suo amico meccanico, per portare in giro mia figlia dai due anni in poi. Per questo dietro ci aveva montato un seggiolino in metallo, fatto da lui stesso con ferri vecchi che aveva trovato fra le sue cose.

Io e mia figlia eravamo in giro quasi ogni giorno con questa bicicletta e a volte per ore. Io pedalavo, lei stava dietro e guardava la mia schiena o il paesaggio ai lati, a volte in silenzio, a volte canticchiando. Ciascuno, insomma, faceva gli affari propri. Ogni tanto le dicevo qualcosa per accertarmi che tutto andasse bene o che non si fosse addormentata. Ogni tanto era lei che mi cercava per essere sicura che ci fossi ancora: era importante che ogni tanto sentisse la mia voce, non solo che la bicicletta continuasse ad andare. Se, come quasi sempre accadeva, teneva un giocattolo in mano (una bambola, un libretto, un pupazzo...) ogni tanto me lo picchiettava più o meno forte sulla schiena prima di parlarmi. Insomma, bussava.

Siamo stati per alcuni mesi in giro con lo scettro delle Sailor Moon, quello che faceva le lucine lampeggianti e la musichetta. Di buio, perché appunto voleva vedere le lucine. In un paese dove tutti la sera stavano chiusi nelle loro ville davanti al televisore, gli unici in giro per le strade eravamo noi e un matto di nome Emilio. Meno male che era estate e fuori si stava bene. E che c’erano le lucine delle Sailor perché la bicicletta non ne aveva di proprie.

Questa bicicletta l’adoperavo anche per andare ogni mattina alla scuola dove lavoravo. Anzi, quando mia figlia crebbe e non stava più nel seggiolino, solo per andare a scuola o andare a fare la spesa. E questo per molti anni. Se era parcheggiata nel cortile interno dell’Istituto, i miei studenti e soprattutto le mie studentesse la prendevano durante l’intervallo per fare gli scemi. Rimasi di stucco quando una volta vidi due mie colleghe, una di inglese e l’altra di matematica, che facevano le sceme con le studentesse e mi sembrava che la cosa venisse loro molto meglio che alle ragazze. Capitò anche che il preside mi dicesse se per caso quella bici non la si poteva incatenare perché prima o poi qualcuno si faceva male. Preside, gli risposi ridacchiando, quelle, riferendomi a colleghe e studentesse, fanno male alla mia bici, che già non gode di ottima salute. E poi, preside, le studentesse non si faranno mai tanto male quanto gliene facciamo noi tutti i giorni con i nostri registri, i voti e le note; e alle colleghe, se si fanno male, ben gli sta: se succede la chiamo e ci facciamo due risate insieme, poi le aiutiamo a rialzarsi.

Una studentessa che abitava vicino a casa mia, per un periodo, se uscivamo alla stessa ora da scuola (o se la incontravo per strada al mattino), prese l’abitudine di farsi dare un passaggio: me la portavo dietro in piedi sul portapacchi. Durò qualche settimana. La smettemmo quando un vigile urbano, col quale ogni tanto scambiavo due parole, mi disse: “Prof., prima o poi se non la smetti di portare quella ragazza, ti devo fischiare dietro e farti la multa”. Venne anche la madre a colloquio. Voleva far la seria, ma rideva come una matta. “Prof., mia figlia lo so che è una scriteriata, ma lei, che gode fama di essere un ottimo docente!” Appunto, per queste cose sono ottimo, ad esempio per portare le studentesse sul portapacchi; se vuole, signora, do un passaggio anche a lei.

Capitò una volta che per qualche giorno non trovassi più la bicicletta all’uscita, ma la ritrovassi puntuale il mattino dopo. Non ci volle molto a capire che qualche furbacchione o furbacchiona la prendeva per andare alla fine delle lezioni a casa o alla fermata dell’autobus, e il mattino dopo per tornare a scuola. Non ci volle molto nemmeno a capire chi era e lo minacciai: ogni volta che non trovo il mio mezzo di trasporto quando esco da scuola, il giorno dopo puntualmente ti interrogo. La cosa ebbe termine di botto.

Un giorno, ma ero ormai vicino ad andare in pensione, la mia bicicletta è scomparsa. Pensai a una delle solite storie già viste, ma non è più tornata. Mi è dispiaciuto, ma due sono le cose che mi sono venute in mente a conclusione della storia.

Prima. Che qualcuno fra i miei studenti o studentesse non abbia resistito e mettendo in atto un pensiero che covava da tempo, alla voce che io sarei andato in pensione se l’è portata a casa, non come ricordo di un professore ma come ricordo dei suoi anni in questa scuola. C’è chi si porta a casa la foto della classe e chi nulla. Lui, o lei, avrà pensato di portarsi a casa la bicicletta del prof. Ermini.

Seconda. Una volta stavo davanti alla COOP a fare un volantinaggio con un compagno. Arrivò un rumeno in bicicletta e la posteggiò senza chiuderla. Quindi venne da noi a prendere il volantino. Parlava poco l’italiano e meno lo leggeva, perciò ci chiese di che cosa si trattava, e noi gli spiegammo che era una lotta su una questione di speculazione edilizia e inquinamento. Lui stette ad ascoltare e poi ci disse che “a lui andava bene qualunque cosa che fosse a favore del popolo”. Prese il volantino, lo ripiegò accuratamente e lo mise via, ci salutò e si avviò verso l’ingresso del negozio. Noi ci premurammo di richiamarlo e dirgli di chiudere la bicicletta perché qualcuno avrebbe potuto rubargliela. Ci ringraziò e ci disse di non preoccuparci perché, se qualcuno gliela avesse rubata, voleva dire che era un povero che aveva più bisogno di lui.

 

 

 

 

 

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Una bicicletta, di Rino Ermini (n°176) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.