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Categoria: Musica
Creato Giovedì, 01 Aprile 2010

R.U.N.I. RrrrUuuuNnnnIiii, di Roberto Zani (n°123)

Wallace Records / Bar La Muerte / Burp /

Musica per Organi Caldi

2010

Acronimo di “Resti Umani Non Identificati”, il gruppo di Cernusco conferma che l’hinterland milanese è una delle realtà più vitali in Italia . Nati alla fine degli anni ’90, possiamo senz’altro considerare quella dei R.U.N.I. come musica del terzo millennio, innovativa e sperimentale come si conviene ad una nuova epoca, ancorché non digerita né promossa dall’industria culturale. Infatti lo stile inconfondibile dei nostri si plasma nel 2001 con il folgorante album “Il cucchiaio infernale”, seguito due anni dopo da “Ipercapnia in capannone K”. I due lavori sono ricchi di idee e di strumenti (addirittura 13 nel primo), una creatività che ad un gruppo più convenzionale basterebbe per riempire 10 album. I R.U.N.I. si esprimono attraverso brani che stravolgono la forma canzone, composti da movimenti che escono dal classico schema “strofa -ritornello - variazione”. A spiazzare definitivamente, il gruppo utilizza miscele esplosive di variazioni di generi, controtempi e tempi dispari, cambi di tonalità, assoli sghembi, tastiere giocattolo... Se è vero che oggi l’intelligenza è sovversiva, i R.U.N.I. sono senz’altro dei rivoluzionari; anche se nei testi si divertono a nascondersi, con giochi di parole e un nonsense che è tuttavia tipico della miglior vena generazionale. Non a caso, l’inizio della loro carriera fu caratterizzato da un sodalizio artistico con Bugo, cantautore di belle speranze rimasto, nonostante gli sforzi in senso commerciale, un incompreso.

I critici si sono scatenati nel cercare i riferimenti artistici dei R.U.N.I., naturalmente all’estero dato che non esistono entità paragonabili nella storia della musica italiana. Detto che sicuramente una coordinata è l’underground tedesco, i nomi più famosi a cui i nostri vengono accostati sono Frank Zappa (ma allora si può aggiungere anche il sodale Captain Beefheart), i Residents e i Devo, cioè artisti dissacranti, ironici e destrutturanti. Caratteristiche che si ritrovano anche nei R.U.N.I., i quali preferiscono “giocare” con piccole nevrosi e alienazioni quotidiane o con atmosfere da film di fantascienza di serie B.

Negli ultimi anni i R.U.N.I. si erano praticamente eclissati, tanto da far paventare uno scioglimento. Per fortuna, tale fase era da attribuire al ritiro del bassista e forse all’incertezza sulla strada da seguire, oramai più per passione e per i posteri, data la palese impossibilità di sfondare in un panorama italiano troppo omologato per le loro caratteristiche. Nel 2008 usciva così “Fula Fula Fular”, un vinile con meno di mezzora di musica virante verso il pop e testi più classicamente demenziali. Un esperimento contraddittorio e non del tutto riuscito. In ogni caso, quest’anno ha fatto seguito il convincente “RrrrUuuuNnnnIiii”: lavoro impegnato e vario, più rock dei precedenti anche se le sequenze compatte - secondo uno stile ormai consolidato - si sciolgono improvvisamente in rivoli surreali e stralunati.

Le “non hit” dell’ultimo album, a nostro parere, sono “Il ballo del quaquaraqua”, pseudocountry cantato in un siciliano improbabile, e l’incalzante e imprevedibile “Afrofrate di fretta”. Forti del nuovo repertorio, i R.U.N.I. (Fabio Bielli, Daniele Malavasi e Roberto Rizzo) hanno ripreso anche l’attività live. Consigliatissimi i loro concerti: dal vivo “spaccano” e divertono.

 

 

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