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Categoria: Musica
Creato Giovedì, 01 Marzo 2012

I Wilco in Italia, di Roberto Zani (n°144)

Dal nostro punto di vista, è forse l’evento n. 2 dell’anno (dopo l’arrivo in luglio dei Radiohead).

Il tour europeo della band americana prevedeva un’unica data in Italia, il 9 marzo all’Estragon di Bologna. Ma la crescente aspettativa del pubblico ha consigliato agli organizzatori di aggiungerne una seconda, l’8 marzo all’Alcatraz di Milano.

Quella dei Wilco fotografa un po’ la situazione del rock in Italia: una non sparuta minoranza di pubblico alla caccia disperata di concerti e di gruppi giustamente noti all’estero ma non nel nostro paese, dove l’offerta di case discografiche e mass media insiste su una mortifera monotonia commerciale.

Si ripete (ancora più scientificamente) quanto accadde negli anni ’80: all’epoca, l’unico gruppo rock popolare nel nostro paese erano gli U2; tutto il resto del panorama mondiale era  accessibile solo attraverso canali alternativi o specializzati. Internet non ha cambiato di molto la situazione, nonostante abbia in teoria moltiplicato le possibilità di conoscenza e di scelta.  

Sarà un caso, ma i Wilco sono considerati da alcuni i “nuovi REM”, gruppo americano che venne “sdoganato” in Italia solo nel 1989 quando aveva dato ormai il meglio di sé. Di sicuro, i Wilco sono riusciti ad approdare brillantemente nel nuovo millennio (scadenza che ha prodotto una vasta “mortalità” di gruppi rock creativi). L’ultimo album, “The Whole Love”, è uscito nel settembre 2011 e non accusa cali di ispirazione artistica.

I Wilco nacquero nel 1994 a Chicago sulle ceneri di un gruppo country; in breve acquisirono sonorità rock con delicate venature psichedeliche e aperture rumoristiche “discrete”. Insomma, un pop -rock ben confezionato, moderatamente sperimentale, dall’impostazione prevalentemente melodica che non dimentica le radici folk. Lo stile comunque è molto personale e diverso dai REM, anche se si può considerare comune l’accostamento agli “antenati” Birds. Alcuni critici vedono invece nei Wilco i nuovi Velvet Underground (il primo gruppo di Lou Reed, sponsorizzato da Andy Warhol).

 
I Wilco e Woody Guthrie                

Se i migliori album dei Wilco sono stati realizzati nel nuovo millennio, l’avventura più affascinante del gruppo di Chicago risale però agli anni ’90.

Pare che Woody Guthrie, autore di numerosi testi non musicati o con la melodia appena accennata, avrebbe voluto che Bob Dylan mettesse le mani su un simile tesoro (questa almeno è la versione di Dylan). Secondo la figlia di Guthrie, era però intenzione della madre far continuare l’opera di Guthrie da una nuova generazione di musicisti, in grado di diffondere tra i giovani il lavoro del grande songwriter.

Quando a metà degli anni ’90 Dylan si fece avanti, per la famiglia di Guthrie non aveva certo le credenziali  in regola, da nessun punto di vista. Così la scelta cadde sull’ottimo cantautore inglese Billy Bragg, figlio del ’77 punk (il cui sincero impegno politico lo condusse anche due volte all’arresto, a causa di atti dimostrativi antimilitaristi e antirazzisti). Per completare la musica e l’arrangiamento vennero chiamati proprio i Wilco. Il risultato di questa inedita collaborazione uscì nel 1998 con il titolo “Mermaid Avenue”, uno dei  migliori album di folk contemporaneo. Grazie al successo ottenuto e all’abbondanza di materiale, nel 2000 uscì un altro album basato sui testi di Guthrie, “Mermaid Avenue Vol. II”. Speriamo che i Wilco ripropongano, in questo tour europeo, anche l’opera del cantautore con la chitarra che “uccide i fascisti”. 

 

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