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Categoria: Musica
Creato Giovedì, 01 Gennaio 2009

Premio Tenco 2008 ai Baustelle: una scelta insoddisfacente, di Roberto Zani (n°109)

Per la giuria del Premio Tenco questo è stato l’anno della svolta: non solo i cantautori, ma anche i gruppi rock sono stati selezionati per la vittoria della targa più importante della musica leggera italiana “colta”. Così il miglior album 2008 è risultato “Amen” dei Baustelle, gruppo senese attivo dagli anni ’90 ma divenuto abbastanza celebre solo di recente (dopo aver firmato per la major Warner). Il cantante della formazione, Francesco Bianconi, ha commentato a caldo: “Sono molto felice che ci sia resi conto che lo spirito che anima le canzoni di Tenco e degli altri grandi cantautori italiani venga riconosciuto anche all’interno della musica non propriamente cantautorale. Basta barriere, basta settori. Parafrasando Celentano, Tenco era rock”.

Siamo d’accordo, anzi: era una scelta che andava fatta già alla fine degli anni ‘80, quando il filone dei cantautori nazionali entrò palesemente in crisi. Lo si evince anche scorrendo la lista dei vincitori del Tenco degli ultimi vent’anni, dove salvo qualche new entry (Bersani, Capossela, Silvestri, Testa) si sono ripetutamente avvicendati i soliti “mostri sacri” sempre più spompati. Avrebbero senz’altro meritato il Tenco anche gruppi come i CCCP-CSI o i Franti (solo per citare i primi che ci vengono in mente).

Ma nel frattempo anche la scena rock nazionale è entrata in crisi e così l’album vincitore non rappresenta, a nostro parere, una scelta così migliorativa come era nelle intenzioni della giuria.

Sicuramente è stata premiata la cura dei testi dei Baustelle, piena di riferimenti letterari (tra le hit c’è “Baudelaire”, un appello esistenzialista a vivere e a scrivere), politici, storici, sociali ecc.

Tuttavia, a nostro parere la “forma canzone” è un connubio di testo e musica, dove se si vuol dare la prevalenza al primo elemento (come fa la giuria del Tenco), il secondo deve risultare un veicolo efficace. Spesso i cantautori (più poeti che musicisti) hanno operato delle scelte musicali semplici per lasciare un impatto maggiore alle parole. Meglio ancora se la musica, oltre ad avere una valenza propria, serve a sottolineare il significato del testo.

Nel caso dei Baustelle, la grande cura degli arrangiamenti nasconde dei motivetti pop abbastanza elementari: qualcuno ci ricorda addirittura le sigle dei cartoni animati giapponesi. Certe architetture classicheggianti rimandano invece al rock progressive (tipo Le Orme) che però, dopo 30 anni da quella stagione, suonano alquanto “regressive”!

Un elemento positivo nell’album dei Baustelle c’è: l’orecchiabilità ha reso sicuramente fruibile il prodotto ai teen-agers, che forse saranno i soli ad apprezzare, in tal modo, anche i testi; alle nostre orecchie, con questa colonna sonora, sembrano invece squalificati a vuoti intellettualismi. Insomma, se lo “svecchiamento” del premio Tenco è un’operazione condivisibile, gli esiti potevano forse essere migliori.     

I Baustelle hanno preceduto, nella classifica del Tenco, l’inconsistenza cronica di Jovanotti e gli Afterhours i quali (come abbiamo analizzato nel numero 105 di Cenerentola) nel loro “I milanesi ammazzano il sabato” non hanno trovato testi all’altezza della loro musica - ben più di spessore di quella dei vincitori - e per tale ragione sono stati penalizzati dalla giuria.

A nostro parere, il vero trionfatore del Tenco 2008 è il giovane Vasco Brondi (alias Le Luci della Centrale Elettrica, recensito nel numero 103 di Cenerentola) il quale era al suo primo album e quindi si era iscritto alla sezione della miglior opera prima, da lui stravinta. Avrà tutto il tempo per prendersi soddisfazioni maggiori.               

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