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Categoria: Cinema
Creato Martedì, 07 Giugno 2016

Locandina del film "Lo stato contro Fritz Bauer"Lo Stato contro Fritz Bauer (Der Staat gegen Fritz Bauer) recensione di Irene Carrubba e Eugen Galasso (n°191)

di Lars Kraume

con Burghart Klaussner e Ronald Zehrfeld 

Presentato nei cinema italiani solo d’essai e neppure in “pole position” come programmazione (scrivo da Firenze ma credo valga per tutta Italia), questo interessante film di Kraume ha soprattutto il merito di riproporre un personaggio dimenticato (fatto dimenticare), Fritz Bauer (1903-1968) di salde origini ebraiche ma ateo, socialista da sempre, “cacciatore di nazisti” non meno di Simon Wiesenthal, certo più famoso.

Omosessuale e nemico del “nuovo ordine tedesco” filo-Nato e asservito agli Usa, il procuratore generale dello Stato dell’Assia (Hessen), nonostante i boicottaggi continui, riuscì comunque a far scoprire il criminale nazista (“banale”, ossia nella “banalità del male”, come scrisse Hannah Arendt) Adolf Eichmann, condannato a morte in Israele nel 1962, quando invece Bauer, correttamente, avrebbe voluto un processo nella Repubblica Federale Tedesca per smascherare i nazisti ancora presenti nei servizi segreti (“Verfassungsschutz” – “difesa della costituzione” si chiamano colà) ma anche nella politica e nella magistratura. Non è un documentario, ma è aderente alla storia, che ricostruisce con attenzione, senza tralasciare l’orientamento sessuale di Bauer come di un suo più giovane collega, che verrà condannato per “scandalo gay” (all’epoca, nella “democratica” Germania Federale l’omosessualità era reato, come durante il nazismo!). 

Non è un film à la Werner Herzog o à la Wim Wenders e neppure à la Rainer Werner Fassbinder, ossia della grande cinematografia tedesca, in quanto anche tecnicamente non particolarmente innovativo, basato su un montaggio alternato a tratti quasi scontato, ma ha il merito di “rompere le scatole” in un momento in cui il governo più di destra della Germania degli ultimi decenni, quello di Angela Merkel, finge di dirsi antinazista ma poi tace sulle stragi naziste in Europa (come quella di Stazzema, archiviata nel 2012), trincerandosi dietro silenzi che prendono a pretesto la separazione tra potere esecutivo e giudiziario. Burghart Klaussner, nei panni di Bauer, è toccante, rendendo la “ruvida dolcezza”, mentre Ronald Zehrfeld è il suo infelice accolito-seguace. Uno di quei film, appunto, come anche vari testi teatrali e letterari, i cui meriti stanno più nella riproposizione di un tema e di un periodo scottante, che appartiene a quel “passato che non passa”... 

 

 

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