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Categoria: Cinema
Creato Venerdì, 01 Luglio 2016

Julianne MooreIl piano di Maggie, recensione di Luca Baroncini (n°192)

di Rebecca Miller

con Greta Gerwig, Ethan Hawke, Julianne Moore

Maggie ha un piano. Anzi, due. Prima, infatti, decide che è il momento di avere un figlio e chiede il seme a un ragazzo che si presta diligentemente al compito. Poi, però, scopre all’improvviso l’amore con un antropologo sposato e padre di famiglia e il figlio decide di farlo con lui. Potrebbero vivere felici e contenti, ma sono passati appena trenta minuti di film.

È a questo punto, con un salto temporale di tre anni, che Maggie si ritrova meno appagata di quello che pensava. L’amore si è infatti rivelato un calesse e un nuovo piano è necessario per rimettere le cose al proprio posto, magari facendo ritornare insieme l’attuale compagno con la ex-moglie. Non tutto, però, va come previsto perché, come diceva il protagonista de “La coscienza di Zeno“ in quella che si può definire la più efficace sintesi dell’esistenza, “la vita non è né brutta né bella, ma è originale!»”.

Rebecca Miller dirige questa commedia degli equivoci affettivi guardando a Woody Allen e a Noah Baumbach. Dal primo mutua l’ambientazione newyorchese, i dialoghi fitti fitti, l’ironia sottile e i personaggi medio borghesi che si parlano addosso tra una presentazione letteraria e un gin tonic. Del secondo prende l’approccio minimalista, ammorbidisce le disfunzionalità familiari e utilizza la musa e compagna Greta Gerwig ponendola al centro del racconto. Il risultato è una commedia gradevole ma niente più. Un “Let It Be” (lascia che sia) sussurrato che intrattiene piacevolmente nonostante una verve moderata e battute non indimenticabili. Ha sicuramente il pregio di cavalcare una sensibilità contemporanea nello scandagliare la complessità delle dinamiche affettive, ma senza troppo coraggio smonta la famiglia per poi ricostruirla rafforzata.

Per fortuna una certa leggerezza permette ai personaggi di non soccombere ai drammi e ai fallimenti, ed è forse questo l’aspetto più originale del film, la capacità di mantenersi lieve nonostante scelte sbagliate, amori finiti e un’insoddisfazione latente all’approssimarsi di ogni conquista. Più scontato, invece, il messaggio a tutela dell’irrazionalità dei sentimenti e dell’imprevedibilità della vita.

Ben amalgamato il cast. Di Julianne Moore si apprezza come sempre il carisma, la vedi e le credi, qualunque cosa faccia o dica, Ethan Hawke dopo la trilogia di Richard Linklater (in principio fu “Prima dell’alba”) è un perfetto veicolo di egoismi e nevrosi, e Greta Gerwig conferma il suo talento per la commedia, anche se la stravaganza, ormai marchio di fabbrica dell’attrice, rischia di fare emergere Greta mettendo in secondo piano il personaggio.

 

 

 

 

 

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