Stampa
Categoria: Cinema
Creato Giovedì, 01 Settembre 2016

Pablo TraperoIl clan, recensione di Luca Baroncini (n°193)

di Pablo Trapero

con Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich, Gastón Cocchiarale

Un film ambientato nell’Argentina degli anni ’80, tratto da una storia vera. Si pensa immediatamente che abbia a che fare con i desaparecidos e la dittatura militare che dilaniò il paese tra il 1976 e il 1983. Invece l’opera di Pablo Trapero ha sì radici nell’atmosfera di repressione e terrore che caratterizzò l’Argentina di quegli anni (della quale potrebbe essere una metafora), ma è prima di tutto un dramma familiare.

Una famiglia apparentemente rispettabile, infatti, vive di rapimenti e omicidi. Tutto ruota intorno al capofamiglia, che sequestra persone ricche chiedendo un riscatto e finendo il più delle volte per uccidere il rapito per evitare di essere identificato. Gli altri membri della famiglia continuano la vita come se niente fosse, non vedendo o, più probabilmente, facendo finta di non vedere. I figli che crescendo capiscono cosa sta succedendo, o lasciano il paese, trovando la loro strada al di fuori dell’Argentina e dello sguardo paterno, oppure vengono coinvolti nei rapimenti.

Oltre a essere una cronaca dettagliata delle azioni criminose, l’opera di Trapero racconta anche le trappole insite nei legami di famiglia qui, più che mai, covo di tutte le insidie. Perché fingere che tutto vada bene, soggiacendo a una logica omertosa, quando a pochi metri da te si consuma il dramma, è in realtà una scelta di campo ben precisa. Arriva a capirlo il giovane co-protagonista, una promessa del rugby, una bella fidanzata svedese con cui progetta di sposarsi, ma una connivenza via via sempre più lacerante con il capofamiglia omicida. Certo, reagire a un padre padrone non è affatto semplice, ma ribellarsi a un sistema di valori in cui non si crede è il punto di arrivo di ogni percorso di formazione. Parla anche di questo il bel film di Trapero, che, con un andamento thriller e una tensione costante, abbina la presa di coscienza dei personaggi alla cronaca di quegli anni, offrendo uno spaccato credibile e coinvolgente.

Campione di incassi in patria, “Il clan” gode dell’interpretazione di un mattatore della commedia argentina, il sorprendente Guillermo Francella, nel ruolo del crudele e volitivo padre disposto a tutto in nome del Dio denaro e della famiglia a sua immagine e somiglianza. A Venezia 2015, dove è stato presentato in Concorso, ha vinto, meritatamente, il Leone d’Argento per la migliore regia.

 

 

 

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Il clan, recensione di Luca Baroncini (n°193) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.