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Categoria: Cinema
Creato Sabato, 01 Ottobre 2016

Francesco MunziAssalto al cielo, recensione di Luca Baroncini (n°194)

di Francesco Munzi

Francesco Munzi racconta, attraverso un documentario, i dieci anni più caldi del secondo novecento italiano. Si va dal 1967 al 1977, un periodo di grande fermento culturale, di lotte politiche extraparlamentari, dove si incontrano e scontrano ideali, sogni, utopie, violenza e “piombo”. L’originalità dell’approccio di Munzi è nella scelta di far parlare i filmati di repertorio, non quelli istituzionali, però, più facilmente oggetto di manipolazione, ma quelli dei protagonisti dell’epoca.

Uno sguardo dal basso, diretto, senza la mediazione di una voce narrante e senza celebrazioni e condanne di figure note e leader politici. Una scelta che si rivela efficace perché lascia piena libertà di interpretazione allo spettatore che può apprezzare, criticare, emozionarsi, ricordare, immaginare, rivivere, scoprire. Non a caso per ben due volte compare l’inserto “potete fermare il proiettore e discutere” che spesso interrompeva le proiezioni durante i ritrovi con dibattito dell’epoca.

Un lungo lavoro di ricerca negli archivi Luce, Teche Rai, Movimento Operaio e Cineteca di Bologna che racconta le proteste di piazza, le Università occupate, gli studenti che cercano di entrare in fabbrica, gli emigrati del Sud alienati nelle grandi città del nord, le assemblee, e si sofferma su alcuni fatti storici cruciali come la strage di Piazza Fontana a Milano del 1969, l’attentato terroristico in Piazza della Loggia a Brescia del 1974, gli interventi politici militanti di Radio Alice, fino ad arrivare al “Festival del proletariato giovanile” del 1976 al Parco Lambro di Milano, dove le derive hanno il sopravvento.

L’esigenza del regista nasce da una curiosità personale. Francesco Munzi è infatti nato nel 1969 e i ricordi di quel periodo sono inevitabilmente filtrati dallo sguardo di un bambino. L’intento principale è quindi quello di fare chiarezza, “togliendo quest’epoca” - e sono parole del regista alla Mostra del Cinema di Venezia dove il documentario è stato presentato fuori concorso - “dall’ostaggio della memoria di chi l’ha vissuta da protagonista”.

Il racconto si suddivide in tre movimenti. Si passa dall’entusiasmo e dalla carica eversiva degli esordi, nel primo atto, ai dubbi e alle incertezze del secondo, fino a giungere, nel terzo, alla degenerazione e alle contraddizioni. Il documentario consente allo spettatore una fruizione frammentata che dipende inevitabilmente dal bagaglio di conoscenze del periodo storico trattato, in linea con l’obiettivo di Munzi, volto non tanto a informare in modo lineare, quanto a creare suggestioni e accendere la curiosità. Più le domande, quindi, delle risposte.

 

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