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Categoria: Cinema
Creato Sabato, 01 Ottobre 2016

questigiorniQuesti giorni, recensione di Luca Baroncini (n°194)

di Giuseppe Piccioni

con Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran, Caterina Le Caselle, Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini

Quattro ragazze che vivono in provincia. Il quotidiano che scorre e nella sua piattezza travolge. Un viaggio inatteso a Belgrado. Il soggetto del film di Giuseppe Piccioni non è certo originale, ma ricco di possibili spunti. L’amicizia, gli incontri, il tempo che passa, le domande che cercano risposte in un presente confuso, la labilità degli affetti, tutti aspetti in grado di generare un’empatia immediata. Poi c’è lo sguardo del regista, da sempre capace di trovare nei piccoli gesti, nei silenzi e nei non detti, tracce di verità.

Eppure le premesse non producono l’alchimia prevista. A gravare sulla riuscita del progetto è soprattutto la caratterizzazione particolarmente schematica dei personaggi. Malgrado il tentativo di sfumarne i contorni, infatti, ognuna della quattro protagoniste finisce per portare il peso di un’etichetta che diventa sempre più ingombrante. Ecco quindi la ragazza innamorata dell’amica, quella incinta di un fidanzato che non ama, quella rifiutata per la sua estrazione sociale e, addirittura, la malata. Un po’ troppo per non inciampare nei luoghi comuni e nella prevedibilità.

Piccioni ha la non scontata capacità di far parlare i volti senza che grandi eventi prendano il sopravvento, di cercare la verità nelle mezzetinte, di offrire soluzioni che trovano nell’incertezza la loro ragione d’essere. Non evita però carinerie (il prete gentile, il professore gentile, il ragazzo straniero gentile), divagazioni (il cameo di Sergio Rubini) e, soprattutto, non riesce a sciogliere con fluidità il groviglio delle tante esigenze narrative. Arriva, infatti, un momento in cui tutti i nodi devono venire al pettine e nonostante un approccio sobrio e antispettacolare, teso a favorire i passaggi emozionali, il film resta impelagato in svolte tanto necessarie quanto poco interessanti. Perché c’è la malattia che incalza, la madre che non sa nulla, la gravidanza che prosegue, l’amore che reclama baci e carezze. Ciò che lega davvero le quattro ragazze, i muri caratteriali, le ombre del presente, il futuro che incombe con ben poche promesse di felicità, restano quindi solo sfiorati. Paradossalmente porre in sceneggiatura basi così ingombranti mantenendo un profilo così basso finisce per creare una distanza via via sempre più incolmabile.

Discreta la chimica del cast, acerbo ma promettente, anche se a svettare su tutte è ancora una volta Margherita Buy, in un piccolo ruolo per lei abbastanza inedito che affronta con la consueta naturalezza.

 

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