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Categoria: Cinema
Creato Giovedì, 01 Dicembre 2016

NOCTURNAL ANIMALS-Conferenza stampaAnimali notturni, recensione di Luca Baroncini

di Tom Ford

con Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Aaron Taylor-Johnson, Michael Shannon, Isla Fisher e Armie Hammer

Donne sfatte e obese ballano nude ammiccando sguaiatamente allo spettatore. È subito shock con la sequenza iniziale del film di Tom Ford, in cerca di una consacrazione al Festival di Venezia, dove è stato presentato in Concorso meritando il Gran Premio della Giuria, dopo gli ottimi riscontri dell’opera di debutto “A Single Man” (già Coppa Volpi per il Migliore Attore al protagonista Colin Firth nel 2009). Uno shock che ha una doppia funzione: entrare nella personalità della protagonista, una donna che cerca di contaminare con la sua creatività un mondo, quello dell’arte, un po’ ingessato e a rischio omologazione, ma soprattutto attirare l’attenzione dello spettatore, calamitandolo in una vicenda fin da subito enigmatica e appassionante. Susan è ricca e sposata a un uomo che non la ama, almeno non più. Riceve dall’ex marito che non vede da diciannove anni un manoscritto in corso di pubblicazione. Il testo diventa un film nel film e racconta l’agguato a una famiglia in macchina durante una notte che si rivelerà tragica.

Tom Ford traduce per immagini il romanzo “Tony & Susan” di Austin Wright e si dimostra abile nel controllare i diversi piani narrativi che la vicenda interseca. Da una parte la consapevolezza di una donna che capisce di avere fatto le scelte sbagliate, dall’altra un uomo che diventa un fantasma ingombrante. In mezzo, oltre al romanzo che prende vita per immagini, i flashback con cui la protagonista ripercorre i momenti cruciali del suo rapporto con l’ex-marito. Cruciali soprattutto per lo spettatore, che ha così modo di entrare nel loro rapporto e di capire come il thriller western raccontato nel libro e mostrato sullo schermo non sia altro che un modo per esplicitare lo sgomento di un uomo davanti a un abbandono violento e straziante. Quella che prende forma gradualmente è una vera e propria vendetta che si concluderà nel secco ed elegante finale, senza la necessità di ulteriori spiegazioni.

Ford raggiunge un equilibrio tra i differenti raccordi e tesse la sua tela cinematografica come se fosse un’indagine nell’intimità di una coppia che ha smesso di parlarsi e trova nelle metafore l’unica possibilità di comunicazione. Il grottesco è dietro l’angolo a causa di certi eccessi, certamente voluti ma a volte stridenti, soprattutto nella parte più smaccatamente metaforica (il personaggio dello sceriffo interpretato dal sempre irresistibile Michael Shannon), ma i parallelismi sono efficaci già in fase di scrittura (quelle pagine con cui la protagonista si taglia e che finiranno per ferirla) e l’incedere è perturbante perché non così scontato nella corrispondenza tra romanzo e vissuto dei personaggi. Alcuni dettagli sul mondo della moda, gratuitamente ridicolizzato, arrivano invece un po’ stonati, come se Ford volesse togliersi qualche sassolino dalla scarpa prendendo le distanze da ciò per cui è universalmente noto, ma il film regge, arriva a turbare e si lascia ricordare a giorni di distanza.

Al di là dei meriti di Ford, determinante per l’atmosfera di mistero è la colonna sonora evocativa di Abel Korzeniowski.

Interpreti volenterosi anche se non sempre del tutto in parte: la mediocrità di Jake Gyllenhaal è più spiegata che esibita, ma in questo caso è proprio il personaggio ad essere un po’ fuori fuoco, Amy Adams è come al solito capace di parlare con lo sguardo e riesce a essere credibile anche come icona di stile, mentre Aaron Taylor-Johnson è forse più bello che dannato, comunque troppo per il ruolo del sadico e violento Ray.

 

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