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Categoria: Cinema
Creato Domenica, 01 Gennaio 2017

Steven SpielbergGGG – Il Grande Gigante Gentile, recensione di Luca Baroncini (n°197)

di Steven Spielberg

con Mark Rylance, Ruby Barnhill, Penelope Wilton, Rebecca Hall

Steven Spielberg è il regista più famoso del mondo. Anche il più bravo. Competenza tecnica, sensibilità e conoscenza dei lati oscuri ne fanno un abilissimo narratore di storie per il grande schermo, in grado di proporre un cinema classico capace di parlare a un pubblico trasversale.

È quindi con grandi aspettative che ogni suo film viene accolto.

Accantonando ciò che si vorrebbe che fosse, e calandosi invece in ciò che è, la trasposizione dell’omonimo libro di Roald Dahl, sceneggiata da Melissa Mathison (a cui dobbiamo “E.T.”), non entusiasma. Al centro del racconto una bambina che vive a Londra in un orfanotrofio e una notte viene rapita da un gigante. Suggestiva la costruzione delle premesse, di grande impatto quella mano che entrando dalla finestra agguanta la piccola, appassionante la corsa a perdifiato nella notte, ma quando il gigante raggiunge la sua grotta, e i due protagonisti iniziano a conoscersi, il film cade in uno stallo narrativo da cui non si riprende più. Tante parole, pochi fatti e, soprattutto, pochi fatti interessanti.

A poco valgono le prodezze visive che fanno convivere felicemente nella stessa inquadratura creature di dimensioni diverse, perché non si stabilisce mai una vera empatia con i personaggi. La piccola Sophie non brilla per simpatia e il gigante vegetariano, maldestro e garbato, con la sua parlata strascicata stanca in fretta. La lotta contro altri giganti cattivi e cannibali diventa poi il vero fulcro narrativo, ma fa più che altro rumore. La variante al cospetto di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra vorrebbe essere comica e leggera, ma le battute sono di grana grossa, si sorride poco e non si ride mai.

Resta l’idea di fondo sul potere evocativo dei sogni e sulla loro importanza per dare un’impronta al presente e condizionare il futuro, sul valore delle peculiarità del singolo, sul potere della gentilezza, ma manca quel collante di magia che permette di credere a ciò che si vede senza captarne la palese artificiosità. Il risultato è quindi di grande professionalità, grazie anche all’utilizzo delle migliori maestranze di Hollywood, ma la poesia delle intenzioni non scalda il cuore.

 

 

 

 

 

 

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