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Categoria: Cinema
Creato Mercoledì, 01 Febbraio 2017

lalalandOscar 2017, di Luca Baroncini (n°198)

Dopo le polemiche sugli Oscar troppo “bianchi”, “maschi” e “vecchi” dell’edizione 2016, l’Academy, l’organizzazione professionale onoraria che assegna le ambite statuette, è corsa ai ripari, stabilendo nuove regole. “Entro il 2020”, ha dichiarato la presidente Cheryl Boone Isaacs, “verrà raddoppiato il numero di donne e membri appartenenti a minoranze razziali e il diritto di voto sarà revocato a chi resterà inattivo nel mondo del cinema per più di dieci anni”. Era quindi impossibile che già da quest’anno qualcosa non cambiasse.

Guardando i candidati, infatti, molti gli afroamericani in pole position. Speriamo solo che a vincere sia il migliore e non quello con il colore della pelle “giusto”, perché ne uscirebbero sconfitti sia il cinema che il buon senso.

Polemiche a parte, la strada di “La La Land” sembra spianata. Dopo avere trionfato ai Golden Globe, il premio della Stampa Estera, con ben sette riconoscimenti, è probabile che molte delle quattordici candidature, un vero record, si trasformino in Oscar. Quasi scontati la miglior canzone (la struggente “City of Stars” potrebbe avere la meglio sulla malinconica “Audition”), la colonna sonora memorabile di Justin Hurwitz, la protagonista Emma Stone e di sicuro tanti altri. I rivali sono soprattutto “Manchester By The Sea” e “Moonlight”. Il primo è il dramma intimista di Kenneth Lonergan con cui Casey Affleck potrebbe soffiare l’Oscar come Migliore Attore a Ryan Gosling. Il secondo ha aperto con successo la Festa di Roma e tratta, con attenzione alla forma, contenuti di bruciante attualità: bullismo, omofobia, accettazione della propria identità.

Un premio a Barry Jenkins è probabile, o come regista (se non la spunterà il favorito Damien Chazelle) o come sceneggiatore.

Quanto ai Non Protagonisti, unica categoria davvero imprevedibile, che sia finalmente la volta di Viola Davis, attrice strepitosa già pluricandidata (“Il dubbio” e “The Help”) e in lizza con “Barriere”? L’adattamento cinematografico dell’opera teatrale “Fences” del 1983, vincitrice del premio Pulitzer per la drammaturgia, è la terza regia di Denzel Washington ed è stato molto apprezzato dalla critica d’oltreoceano, quindi un riconoscimento ufficiale ci sta. Più difficile ipotizzare l’attore, ma Mahershala Ali di “Moonlight” o Lucas Hedges di “Manchester By The Sea” potrebbero essere gli outsider su cui puntare.

Tra gli altri, otto candidature alla fantascienza filosofica di “Arrival” del talentuoso Denis Villeneuve, sei per l’intenso “Lion” di Garth Davis (in Italia un po’ snobbato) e sei per il redivivo Mel Gibson con il discutibile “La battaglia di Hacksaw Ridge”.

Da segnalare, poi, la ventesima candidatura di Meryl Streep per “Florence”, la prima di Isabelle Huppert per il controverso “Elle” di Paul Verhoeven (anche lui redivivo) e quella mancata di Amy Adams, sguardo parlante sia di “Arrival” che di “Animali notturni”.

Ma gli occhi, almeno in Italia, sono tutti puntati su Gianfranco Rosi e il suo “Fuocoammare”, candidato come Migliore Documentario e con buone chance di vittoria. Glielo auguriamo di cuore, anche se il maggior pregio dell’opera è quello di scuotere l’indifferenza planetaria nei confronti del problema dei migranti in fuga dai luoghi di guerra. Non resta che aspettare il 26 febbraio e attendere il fatidico “… and the Oscar goes to …” per scoprire vincitori e vinti.

 

 

 

 

 

 

 

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