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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 01 Maggio 2017

Scritta cannes - Foto di Luca BaronciniAspettando il Festival di Cannes, di Luca Baroncini (n°201)

Premessa importante. Il Festival di Cannes, che avrà luogo dal 17 al 28 maggio, è la manifestazione cinematografica più prestigiosa del mondo. Essere in concorso, o anche in una sezione collaterale, apre porte inaspettate perché offre visibilità, autorevolezza e contatti a ogni latitudine. Negli ultimi anni eravamo abituati a guardare il programma e ad affermare “Ah! Ci sono proprio tutti!”, anche se non sempre il nome altisonante corrispondeva a opere davvero meritevoli.

Quest’anno, invece, il primo pensiero è “Aspetta! Aspetta! Come hai detto che si chiama?”. Cosa abbia determinato questo più che lecito cambio di prospettive non è dato saperlo (scelta di campo o film non ancora pronti, non riusciti o non adatti?), sta di fatto che la Settantesima edizione sembra intendere il festival come territorio non solo di celebrazione, ma anche di studio e scoperta. Certo, non stiamo parlando di emergenti, per quelli ci sono sezioni apposite e più inclini alla sperimentazione, ma di registi per lo più già affermati ancora in cerca di consacrazione definitiva. Autori che circolano soprattutto nei festival e non ancora dati in pasto al grande pubblico. Almeno non tutti.

Tra i titoli più attesi, sicuramente The Killing of a Sacred Deer, del greco Yorgos Lanthimos con Nicole Kidman e Colin Farrel, e Happy End, dell’austriaco Michael Haneke con Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz e Jean-Louis Trintignant. Da entrambi i film ci aspettiamo di uscire come minimo disturbati. Il primo, dal poco che è trapelato, racconta del sacrificio che deve compiere un carismatico chirurgo quando la sua esistenza inizia a cadere a pezzi a causa del comportamento sempre più sinistro dell’adolescente che ha preso sotto la sua ala protettiva, e visti i precedenti, da “Kynodontas” a “The Lobster” passando per “Alps”, il suono del gesso sulla lavagna diventa sempre più forte e ipnotico. Il secondo è invece incentrato sulla vita di una famiglia borghese del Nord della Francia che non presta grande attenzione alle miserie dei migranti accampati a pochi chilometri da casa. Considerando che “Funny Games” era la messa in scena delle sevizie a una famigliola in vacanza da parte di due giovani apparentemente gentili ed educati senza nessuna concessione al lieto, ci si domanda cosa possa riservarci il titolo “Happy end”. Inutile dire che c’è da temere il peggio.

Per gli altri film, per evitare la lista della spesa e commenti campati per aria basati sul nulla, attendiamo di vederli, in modo da parlarne a ragion veduta.

In mezzo a tante incertezze, però, anche alcuni punti fermi: l’esclusione degli italiani dal concorso, termometro della crisi in cui, a parte i soliti noti (Sorrentino, Garrone, Moretti), versa la nostra cinematografia; la presenza di Monica Bellucci, madrina del festival e nel cast dell’attesissimo seguito del mitico “Twin Peaks”, sempre diretto da David Lynch e in prima mondiale proprio al festival; Nicole Kidman, star indiscussa della Croisette, con ben quattro progetti in cartellone; Pedro Almodovar, presidente della Giuria che dovrà valutare le opere in concorso; il doppio premio Oscar, Alejandro González Iñarritu, con una installazione-esposizione per un cortometraggio in realtà virtuale; e il poster virato in rosso con Claudia Cardinale, ritoccata al computer per affusolarne la silhouette, fonte di inevitabili polemiche che la stessa Cardinale ha subito elegantemente messo a tacere.

Il resto sarà tutto da vedere e, c’è da scommetterci, ci farà parlare per i prossimi mesi perché, comunque vada, il festival di Cannes resta un appuntamento imprescindibile per chi ama il cinema e tutto ciò che gli ruota intorno.

 

 

 

 

 

 

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