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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 04 Settembre 2017

la principessa e l'aquilaLa principessa e l’aquila, recensione di Luca Baroncini (n°204)

di Otto Bell

Tutto inizia su una scrivania di New York, quando il documentarista Otto Bell vede la fotografia di una ragazza abbracciata a un’aquila reale all’interno di un servizio fotografico pubblicato dalla BBC.

In lui scatta subito la curiosità nei confronti di questa fanciulla dallo sguardo angelico al cospetto di un animale maestoso e imponente, la cui apertura alare può raggiungere i 2,30 metri. Dopo pochi giorni Bell parte per la Mongolia per incontrare Aisholpan e la sua famiglia. Il regista ha la fortuna di entrare in contatto con una storia proprio nel momento in cui questa accade. Il resto sono le immagini del suo documentario: semplice, didattico, ma anche molto efficace nel raccontare un percorso di formazione piuttosto singolare. Aisholpan ha solo tredici anni, ma ha intenzione di continuare, e al contempo cambiare, una tradizione millenaria della sua tribù, situata ai piedi dei Monti Altai, nell’estremo nord ovest della Mongolia, nello stato più remoto e meno popolato della Terra. Di padre in figlio è infatti uso passarsi l’arte di addestrare le aquile, fondamentali per procacciare pelli e cibo, ma la cultura profondamente maschilista della tribù non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi che tale arte possa tramandarsi a una donna. Con grande determinazione, dopo avere ottenuto il consenso dei genitori e del nonno, Aisholpan sfida le consuetudini e segue il suo imprescindibile sentire. Il documentario mostra in forma di racconto i tre momenti fondamentali dell’addestramento: la difficile cattura del cucciolo di aquila dal suo nido, il Festival delle Aquile in cui gli addestratori si sfidano tra loro e diventano professionisti, ottenendo l’importante riconoscimento della comunità a cui appartengono, e la caccia invernale, che suggella l’addestramento rendendolo non solo prestigioso ma anche utile al sostentamento della famiglia. Tre momenti in cui protagonista trasversale diventa la natura, ripresa anche nelle sue espressioni più estreme (in quella zona della Mongolia le temperature invernali scendono regolarmente fino a -50° sotto zero). Il documentario propone una sorta di progressione ma non cerca l’enfasi e si affida alla forza dei fatti raccontati e alla spontaneità dei suoi interpreti. Il risultato si fa apprezzare proprio per la sua semplicità e per la capacità di calare lo spettatore in una realtà lontana e dal grande fascino.

Per attirare i più piccini l’edizione italiana prevede la voce narrante di Lodovica Comello.

 

 

 

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