Stampa
Categoria: Cinema
Creato Domenica, 01 Ottobre 2017

Susanna Nicchiarelli e Trine DyrholmNico, 1988, recensione di Luca Baroncini (n°205)

di Susanna Nicchiarelli

con Trine Dyrholm, Anamaria Marinca, Fabrizio Rongione, Sandor Funtek II, Karina Fernandez

La tedesca Christa Päffgen, in arte Nico, è stata modella dalla bellezza leggendaria, musa di Andy Warhol e vocalist dei Velvet Underground.

Una vita di brusche salite e discese, salvo poi scoprire, come disse in un’intervista, che “in fondo a entrambe non c’era niente”. Ma non è sull’icona che si sofferma lo sguardo di Susanna Nicchiarelli, bensì sulla donna che si cela dietro quell’immagine.

Per farlo la regista evita le insidie della biografia tradizionale, in cui per raccontare tutto si finisce per non raccontare bene niente, e fa scelte di campo ben precise. Non conosciamo infatti la Nico all’apice del successo, ne percepiamo solo l’eco, ma incontriamo quel che ne resta dopo una vita di eccessi i cui strascichi sono dipendenza dalle droghe e irrequietezza mai sotto controllo. Entriamo quindi in contatto con Nico negli ultimi anni di vita (morirà a soli cinquant’anni nel 1988), in cui vive una vita solitaria e appartata, viene intervistata soprattutto sul suo passato, è fuori forma fisica e anche psicologicamente ha molte voragini affettive, in particolare in relazione al figlio, mai accudito e dato in custodia in giovane età. Le sole cose che non sono mutate sono il carisma, la presenza scenica e una voce fenomenale che traduce ogni inquietudine in energia.

L’incontro con un nuovo manager le dà le motivazioni per effettuare un tour europeo e il film si sofferma proprio su questo periodo di fermento tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, la campagna polacca e il litorale romano. Nonostante il racconto sia incentrato sulla figura di Nico, in cerca non tanto di consapevolezze salvifiche quanto di una vita da vivere, il film si può definire un’opera corale perché vive anche dei suoi comprimari, i componenti della scalcagnata band con cui va in tour, ognuno caratterizzato a dovere con pochi tratti essenziali.

Non è un film di svolte epocali, di fatti, di punti di arrivo, ma di sensazioni, dettagli, sonorità, frammenti che diventano importanti proprio perché rappresentativi di un percorso in continuo divenire. Un parziale che diventa totale grazie all’impasto offerto dal cinema, in grado di miscelare immagini, suoni e parole offrendo un ritratto che diventa miracolosamente a tutto tondo.

Fondamentale il contributo della danese Trine Dyrholm (migliore attrice a Berlino nel 2016 per “La comune”) che si trasfigura nel personaggio prestandole anche la sua voce. È infatti lei a cantare tutte le canzoni, regalando suggestioni che arrivano sottopelle e contribuiscono in modo determinante alla costruzione di un personaggio indimenticabile, poco incline al compromesso e vitale proprio per le sue contraddizioni.

Presentato al Festival di Venezia nella sezione “Orizzonti”, ha vinto il premio come Miglior Film.

 

 

 

 

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Nico, 1988, recensione di Luca Baroncini (n°205) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.