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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 01 Gennaio 2018

Perfetti sconosciutiC’era una volta il cinema italiano, di Luca Baroncini (n°208)

Titolo provocatorio che rimarca il bisogno del nostro cinema di ritrovare un contatto con il pubblico. Se, infatti, togliamo il fenomeno Checco Zalone e il grandissimo successo del riuscito “Perfetti sconosciuti”, che però sono del 2016, il 2017 ha portato solo due titoli a superare i 10 milioni di euro: L’ora legale di Ficarra & Picone e Mister Felicità di Alessandro Siani. Il calo di interesse nei confronti del prodotto nazionale è evidente analizzando la quota di mercato del cinema italiano che è passata dal 28,85% del 2016 al 17,02% del 2017 (dati aggiornati al 17 dicembre 2017). 

Ragionando in termini di stagione e non di anno solare (quindi da inizio agosto a fine luglio, sulla scia dell’anno scolastico), il 2017/2018 non pare offrire molte speranze. Nessun titolo italiano riesce infatti a imporsi in questi primi mesi e solo due film fanno capolino, ma negli ultimi due posti della classifica: The Place e La ragazza nella nebbia. Che considerazioni trarre da questi numeri, oltre alla già evidenziata disaffezione del pubblico? Beh, intanto che forse la commedia funziona solo se abbinata a un bel film oppure ad attori/personaggi/comici dal forte richiamo ed evidentemente i film usciti in questo primo scorcio di stagione (Terapia per coppia di amanti, Chi m’ha visto, Nove lune e mezza, Addio fottuti musi verdi e Non c’è campo) non avevano queste caratteristiche. Altro aspetto significativo, che potrebbe indurre ad apportare qualche cambiamento di rotta nelle produzioni future, è che i due titoli più visti non sono commedie. “La ragazza nella nebbia” è un thriller ed è l’apprezzato debutto alla regia di un celebrato scrittore, Donato Carrisi, che mette in scena un suo libro; “The Place”, invece, porta la firma di Paolo Genovese (il regista di “Perfetti Sconosciuti”) cui va dato il merito, nonostante il film poco riuscito, di non essersi seduto sugli allori ma di avere cercato percorsi alternativi osando addirittura la strada del dramma metafisico.

A questo punto due possibilità: affinare la commedia cercando nuove formule che non passino per forza attraverso Ambra Angiolini e Raoul Bova e la voglia di rassicurare a tutti i costi, riacquistando quindi quella capacità non solo di far ridere, ma anche di dire cose, magari addirittura scomode, oppure avere l’audacia di addentrarsi in nuovi (vecchi) territori, tornando al tanto invocato cinema di genere. Scelta rischiosa, certo, ma il successo di “The Place” e “La ragazza nella nebbia”, e anche il discreto riscontro di Ammore e malavita (commedia sì, ma declinata in musical), lasciano chiaramente intendere che gli spettatori sono un po’ stanchi di trovarsi davanti sempre allo stesso film. Giocare quindi sul binomio curiosità/varietà potrebbe essere la carta vincente. 

Comunque sia, qualcosa di diverso deve essere tentato, anche perché per il nuovo Checco Zalone occorre attendere fino al 2019 e i primi dati sul Natale sono tutt’altro che rassicuranti: il cinepanettone è definitivamente defunto (il collage di sequenze Super vacanze di Natale è stato un sonoro flop) e gli altri due titoli proposti (Poveri ma ricchissimi e Natale da Chef) non hanno fatto scintille. Meditate produttori, meditate. E anche noi spettatori, osiamo di più.

 

 

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