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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 01 Gennaio 2018

starwarsStar Wars: Gli ultimi Jedi, recensione di Domenico Secondulfo (n°208)

Confesso subito di avere visto tutti i film della serie appena usciti, quindi anche il primo, e questo per fare subito outing come “nostalgico” della serie. Detto questo, due parole sull’ultimo rampollo, il secondo (terzo se ci mettiamo Rogue One), se ben ricordo, della “era Disney” che, mi pare chiaro, non mi sta particolarmente simpatica.

Ma veniamo al film. Innanzitutto un film sessista, tutti i buoni sono femmine e tutti i cattivi maschi, e questo rispolverando alcuni luoghi comuni maschilisti degli anni ’50 e ’60, qui al femminile, in stile capitani coraggiosi e duri eroi, una scelta squallida e sessista da parte della nuova produzione che tenta di agganciare commercialmente il minimo comun denominatore, a suo parere, di questi ultimi tempi in tema di “guerra dei sessi”. Del resto la Disney, sin dalla sua nascita, non ha certo brillato per equilibrio e indipendenza, basti ricordare cosa faceva il suo fondatore Walt, spia per l’Fbi ai tempi del Maccartismo (cfr. Repubblica, 7.5.93). Quindi sul piano politico-culturale un triste appiattimento sia nei contenuti che nelle forme narrative.

Che il film sia lento e noioso lo si è già detto ad oltranza, non presenta nessuna novità forte, non ha un’autonomia narrativa forte, senza ciò che lo precede risulterebbe non solo ancora più noioso ma anche più incomprensibile. I film precedenti, soprattutto la seconda trilogia, avevano tutti un’autonomia narrativa oltre che un legame, chiaro, con la saga in sé, e potevano “stare in piedi” anche da soli, volendo. Questo, in realtà, zoppica anche se si appoggia a quanto lo precede. Difficili e oscuri i legami col passato così come le nuove prospettive aperte. Certamente non è facile mantenere il giusto equilibrio tra legami con la saga e autonomia narrativa, arrivati ormai all’ottavo episodio, ma è proprio questo che ci si aspetta, e stavolta, come del resto anche in Rogue One, aspettativa delusa. Le “citazioni” dai film passati, carine in Rogue One, qui diventano stucchevoli, non soltanto si citano inquadrature e azioni, come gli ormai triti attacchi suicidi dei piccoli caccia ribelli contro le mega macchine da guerra imperiali, ma addirittura dispositivi narrativi, come il ritorno del trafficante in codici che aveva tradito per denaro ma che arriva in coda a salvare il piccolo caccia nel momento disperato, addirittura con la stessa nave di Han Solo. Un po’ alla frutta come creatività, a mio avviso. Nulla di nuovo sotto il sole della galassia quindi. Piatti riscaldati e umorismo da action movie di seconda scelta, il tutto condito da poche idee ma ben confuse, e questo senza volersi accanire sulla crisi di Luke Skywalker, degna delle commedie a sfondo psicoanalitico dei primi anni sessanta. Ci attenderà una Nuova Speranza nel prossimo? Speriamo.

 

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