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Categoria: Cinema
Creato Giovedì, 01 Marzo 2018

Locandinina del film "Quello che non so di lei"Quello che non so di lei, recensione di Luca Baroncini (n°210)

di Roman Polanski 

con Emmanuelle Seigner, Eva Green, Vincent Perez

Roman Polanski continua a riflettere sul rapporto tra verità e finzione, da sempre alla base del suo sguardo cinematografico. Questa volta, trasponendo il romanzo “Da una storia vera” di Delphine de Vigan, mette in scena una scrittrice in crisi creativa, la tormentata Delphine, reduce da un grande successo incentrato sulla figura di sua madre e vittima di uno stalker epistolare che la accusa di avere diffamato la propria famiglia.

 

Il film inizia proprio con il contrasto tra una folla gaudente in cerca di una dedica autografata, che della finzione letteraria si nutre per rendere la propria vita più ricca o semplicemente sopportabile, e il crescente fastidio di Delphine, più a suo agio nell’evocare sensazioni che nell’affrontarle in un contesto reale. Un rapporto, quello di Delphine con la fama e il successo, decisamente controverso e vagamente autoreferenziale (non è difficile immaginare dietro al disagio della protagonista quello dello stesso Polanski). L’unica consolazione pare arrivare da una giovane e affascinante sconosciuta, Elle (un nome un destino), che sembra capirla meglio di chiunque altro. Sul rapporto tra le due donne e sul crescente senso di squilibrio che sopraggiunge all’iniziale armonia, si gioca tutto il film. 

Raccontare di più sarebbe togliere sorpresa e mordente allo spettatore, anche se, date le premesse, sono proprio sorpresa e mordente alla lunga a mancare. Perché l’ambiguo gioco di specchi e manipolazione imbastito da Polanski con la complicità di Olivier Assayas, qui in veste di co-sceneggiatore, finisce per girare un po’ a vuoto. Si dirà che tutto ciò è voluto e che il regista riesce a portarci proprio dove vuole lui (alle radici dell’ispirazione, laddove realtà e finzione si incontrano) e non dove noi vorremmo (alla risoluzione di un mistero). Tutto ciò è probabile, il problema è che l’insieme non trova quella misura in grado di rendere l’opera leggibile su più fronti. Se l’intelletto è quindi solleticato, ma solo in parte appagato, il disattendere le logiche premesse, rendendo subito o quasi palese ciò che invece potrebbe non esserlo, finisce per sbilanciare il risultato. Il retrogusto è quindi di un giochino non privo di fascino ma più masturbatorio che davvero comunicativo. Nella gara di carisma tra le due protagoniste svetta la sensualità di Eva Green. La musica di Alexandre Desplat accompagna con incedere suadente il disvelarsi dei personaggi.

 

 

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