Stampa
Categoria: Cinema
Creato Sabato, 06 Ottobre 2018

Alfonso CuarónVenezia 75: il leone della discordia, di Luca Baroncini (n°216)

Si è conclusa la settantacinquesima edizione del Festival di Venezia con il Leone d’Oro attribuito a “Roma” di Alfonso Cuarón che racconta la storia della sua famiglia nella Città del Messico degli anni ’70. Per la prima volta non parleremo del film (va detto, molto bello) ma di ciò che rappresenta. 

Si tratta infatti di un momento epocale, la prima volta in cui un festival cinematografico di rilevanza mondiale viene vinto da un film Netflix, da un’opera, quindi, destinata a non circolare nelle sale cinematografiche ma a essere fruita attraverso una piattaforma online a cui si accede pagando un canone periodico. Ragione per cui, ad esempio, il festival di Cannes, dopo un’iniziale apertura, ha chiuso il concorso ai film per cui non è prevista un’uscita in sala.

Chi è stato al festival ha visto “Roma” su uno schermo enorme in cui la regia prodigiosa di Cuarón ha avuto modo di essere valorizzata al meglio, ma che ne sarà del pubblico che lo vorrà vedere dopo la vittoria? Le supposizioni sono tante e, forse, quando leggerete questo articolo si sarà fatta maggiore chiarezza, ma per ora nulla è ancora concretamente stabilito. L’uscita su Netflix è prevista per metà dicembre e si ipotizza un rapido passaggio nelle sale, almeno negli Stati Uniti, per consentire al film di concorrere agli Oscar. 

In Italia le Associazioni di categoria hanno fatto un comunicato in cui chiedono, sul modello d’Otralpe, un ritorno al passato, quindi l’ammissione a un festival cinematografico per i soli film destinati alle sale, ma le contraddizioni insite in un’eventuale decisione di questo tipo sono tante. Siamo sicuri che sono le piattaforme in streaming ad allontanare il pubblico dalle sale? Gli spettatori del cinema d’essai si riducono gradualmente ogni anno perché manca un ricambio generazionale, ma non inserire film Netflix nei festival più prestigiosi cambierebbe davvero lo stato delle cose? Siamo certi che un Leone d’Oro in regolare programmazione nelle sale sarebbe visto da un maggior numero di persone rispetto a una piattaforma online?  Ha senso remare contro il futuro o è piuttosto meglio imparare a conviverci? 

Gli interrogativi sono tanti. Da un lato, quindi, esercenti e distributori che si sentono penalizzati, dall’altra la tecnologia che consente ai film di essere fruiti ormai sugli schermi più diversi (dallo smartphone all’IMAX). 

Una sola cosa è certa, ma è anch’essa soggettiva. Godere di un film su grande schermo è tutta un’altra cosa. Forse per par condicio occorrerebbe mostrare i film Netflix in concorso a un festival su una televisione e non nella magnificenza di uno schermo gigante. Il problema c’è, ma forse non è tanto in Netflix quanto nella necessità di prendere coscienza dei cambiamenti in atto. Occorre quindi farsi le domande giuste e cercare le risposte meno scontate.

Del resto nessuna nuova tecnologia ha mai sostituito integralmente la precedente. L’avvento del sonoro non ha fatto scomparire le radio e la televisione non ha ucciso il cinema. Si sono resi necessari aggiustamenti, ma l’immobilità e la chiusura non portano di sicuro da nessuna parte.

Intanto, nel dubbio, continuiamo a mantenere la sana abitudine di uscire di casa, mescolarci agli altri fino a confonderci e gustarci un film in sala. Non sarà certo questo a impedirci di connetterci anche a Netflix facendo convivere due differenti fabbriche di sogni non per forza in opposizione.

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Venezia 75: il leone della discordia, di Luca Baroncini (n°216) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.