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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 03 Dicembre 2018

Robert RedfordOld Man & the Gun, recensione di Luca Baroncini (n°218)

di David Lowery 

con Robert Redford, Casey Affleck, Sissy Spacek, Danny Glover, Tom Waits

Come si fa a non volere bene a Robert Redford? È un pezzo di storia del cinema, sia come attore che come regista, ha fondato il Sundance Film Festival che tanta influenza ha sul cinema indipendente, da sempre liberale, attivo nella difesa dell’ambiente e dei diritti delle minoranze, pittore e filantropo, rappresenta nell’immaginario quell’America democratica e di sani principi che si fatica a riconoscere nel presente e che forse non è mai esistita.

Se si vuole bene a Robert Redford non si può non volerne anche a “The Old Man & the Gun” visto che è un atto d’amore nei confronti dell’attore statunitense e potrebbe rappresentare, per sua stessa ammissione, il suo addio alle scene (anche se in seguito ha ridimensionato l’addio in un arrivederci, dicendo che non si sa mai cosa la vita possa riservare). 

Il film è un piacevole e innocuo intrattenimento che racconta la storia “abbastanza” vera (come specificato nei titoli di testa) di Forrest Tucker, maestro della rapina ma soprattutto della fuga, evaso dal carcere di San Quintino a 70 anni. Un uomo che ha passato tutta la vita rapinando banche, andando in prigione ed evadendo ogni volta per poi ricominciare. Una sorta di bandito d’altri tempi, ladro dal cuore d’oro (la pistola del titolo è quella che non ha mai avuto bisogno di sfoderare), che la personalità di Redford rende ancora più gentile e charmant. 

Il film è tutto nella maschera, vera o recitata poco importa, che l’attore ha indossato attraversando le nostre vite. Poi, c’è anche una luminosa Sissy Spacek (la si vorrebbe vedere più spesso), un sempre bofonchiante ma quasi sorridente Casey Affleck, due compari del calibro di Danny Glover e Tom Waits e anche un racconto ben condotto che imposta una progressione coinvolgente e “abbastanza” credibile ponendo interrogativi non banali sul senso della vita.

Il momento più emozionante, però, è quando il protagonista ripercorre tutta la sua storia di rapine, incarcerazioni e fughe attraverso un flashback che utilizza anche immagini della filmografia di Redford. Lo ritroviamo quindi giovane e aitante in un’immedesimazione tra persona e personaggio che celebra il mito perpetuandone la memoria, omaggiando così una personalità che ha fatto la Storia del cinema.

 

 

 

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