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Categoria: Cinema
Creato Martedì, 01 Gennaio 2019

locandina del film ll gioco delle coppieIl gioco delle coppie, recensione di Luca Baroncini (n°219)

di Olivier Assayas

con Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Macaigne,Christa Théret

Che impatto hanno le nuove tecnologie nelle relazioni che intratteniamo quotidianamente, negli affetti, con gli amici, nel mondo del lavoro? È questo, con molta leggerezza e poco assillo, il tema dell’ultima opera di Olivier Assayas che intreccia i crucci di un editore, restio a passare definitivamente al digitale, con il rapporto tra lui e uno scrittore, fresco di produzione letteraria e in attesa di un parere, e quello con la moglie, attrice di teatro e star di una fiction televisiva poliziesca.

Il film è tutto qui, una sorta di pochade gustosa e scorrevole dove i personaggi evolvono sentimentalmente insieme alle tecnologie di cui fanno uso per comunicare. E non è affatto poco perché i dialoghi sono spesso irresistibili, le svolte narrative godibili e il non prendersi troppo sul serio di tutti - anche del regista che non abbraccia tesi ma ama, e ci fa amare, i suoi personaggi - consente di affiancare allo spasso anche riflessioni non banali sugli argomenti messi in campo.

Il rischio di un’alta borghesia parigina che si parla addosso c’è, ma il pregio dell’opera è quello di affidarsi a un’ironia tagliente e a una risata liberatoria riuscendo proprio per questo a rendersi sdrammatizzante, arguta e comunicativa. Woody Allen è nell’aria, ma Assayas riesce a imprimere personalità al racconto facendolo andare dove gli interessa, quindi non verso la spiegazione della new economy, ma verso le conseguenze della new economy nella vita dei personaggi e, di riflesso, in quella di ognuno di noi che in molti dialoghi e situazioni finiamo per ritrovarci. Realtà e percezione si fronteggiano con brio e intelligenza riuscendo a rappresentare le contraddizioni della fase di epocale transizione che stiamo vivendo senza, per fortuna, giungere a fastidiosi assoluti.

In grande spolvero gli interpreti, divertiti e divertenti. Fuorviante il titolo italiano, che ha sostituito l’altrettanto brutto ”Non-Fiction” inizialmente previsto. Quello scelto per l’edizione francese “Doubles vies”, cioè “doppie vite”, poteva essere un ottimo e sottile compromesso.

 

 

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