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Categoria: Cinema
Creato Martedì, 05 Febbraio 2019

Boy erasedBoy Erased – Vite cancellate, recensione di Luca Baroncini (n°220)

di Joel Edgerton

con Lucas Hedges, Nicole Kidman, Russell Crowe, Joel Edgerton

Garrard Conley è figlio di un pastore battista e di una madre amorevole in una piccola cittadina della provincia americana. La sua carriera scolastica sembra procedere senza intoppi, così come il suo inserimento nella comunità in cui il padre riveste un ruolo di guida. Il fatto è che al college, complice la provocazione di un compagno irrisolto, scopre la sua omosessualità.

Una volta consapevole, e messo alle strette in famiglia, ne parla con i genitori che decidono di trovare una soluzione al “problema”: iscriverlo a un centro di conversione dove è prevista una terapia di rieducazione sessuale. 

In pratica Garrard subirà una sorta di lavaggio del cervello che facendo leva su umiliazioni, senso di colpa, isolamento e anche punizioni corporali, si prefigge di guarirlo dalla sua “malattia”. Garrard ha narrato la terribile esperienza in un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2016 e il film ne è la trasposizione. Dietro la macchina da presa ritroviamo Joel Edgerton dopo l’interessante “Regali da uno sconosciuto”, noto anche davanti alla macchina da presa come faccia da duro in tanti film (tra gli altri “Animal Kingdom”, “Black Mass” e “Loving”). Con la sua sensibilità (è anche sceneggiatore, coproduttore e si ritaglia un ruolo significativo), il film diventa un percorso abbastanza prevedibile, ma sentito e coinvolgente, dove la tematica importante è affrontata in modo lineare, senza virtuosismi o ansie autoriali, con grande rispetto della conflittualità dei personaggi. Il lavoro di scrittura in tal senso è molto attento perché evita facili etichette ma descrive la lotta di ognuno con le proprie convinzioni. 

Al centro del racconto non abbiamo l’ennesima accettazione di sé del protagonista (il bravo Lucas Hedges, astro ormai più affermato che nascente), lui ha capito benissimo cosa vuole, la difficoltà è tutta nel farsi accettare dagli altri, soprattutto dalla famiglia a cui vuole bene, ma che se non “guarirà” lo allontanerà per sempre. Il padre, cui dà concretezza l’apparente ruvidità di Russell Crowe, non capisce il figlio e teme per la propria posizione; la madre, una sempre mimetica Nicole Kidman, è il risultato della cultura che ha assorbito e dovrà superare i limiti del proprio ruolo di moglie accondiscendente per prendere una posizione risolutiva. 

Più convenzionale, ma mai scontato, il percorso all’interno dell’istituto correttivo, con alleanze, soprusi, confronti e scontri che renderanno la situazione per Garrard sempre più insostenibile. 

Cinema per discutere, quindi, a servizio della sensibilizzazione di cui si fa veicolo. Facendosi portatore di un punto di vista difficilmente non condivisibile - la libertà di essere ciò che si è senza pregiudizi e distorsioni - il regista non calca la mano e riesce a mantenere uno sguardo sobrio lasciando che a parlare sia la progressione degli eventi raccontati, già di per sé molto forte Il rischio è che il tema si mangi il film, ma l’assenza di toni sensazionalistici e l’attenzione alla complessità dei personaggi consentono di evitare facili derive. 

Sulle “terapie di conversione” è uscito quest’anno anche “La diseducazione di Cameron Post” di Desiree Akhavan che opta per un punto di vista femminile e un approccio più indie (fuori dall’orbita delle grandi case di produzione).

 

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