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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 01 Aprile 2019

Il coraggio della veritàIl coraggio della verità  – The Hate U Give, recensione di Luca Baroncini (n°222)

di George Tillman Jr. 

con Amandla Stenberg, Regina Hall, Common, Sabrina Carpente

Le opere a tesi sono spesso insidiose perché il più delle volte piegano personaggi e situazioni al messaggio che vogliono trasmettere. Il bel film di George Tillman Jr. non fa eccezione, ma quando la tesi è così condivisibile, importante e potente occorre rivedere i propri paletti critici. 

“Il coraggio della verità” prova infatti a fare una cosa rivoluzionaria: parlare a tutti. Per farlo non si limita a scelte accattivanti (la fotogenia degli interpreti, la confezione patinata), quelle sono solo lo strumento, il fine è dare nuove consapevolezze ai personaggi provando a contagiare anche lo spettatore. 

Il coraggio a cui fa riferimento il banale titolo italiano è quello a cui deve ricorrere l’afroamericana Starr, anima divisa in due: vive in un quartiere per neri tutto gang, traffici di droga e microcriminalità diffusa, ma è iscritta a un liceo prestigioso frequentato per lo più da bianchi, scelto dai suoi genitori per offrirle maggiori opportunità. Nel momento in cui Starr diventerà la testimone chiave di un omicidio compiuto dalla polizia (una spazzola viene scambiata per una pistola e l’amico d’infanzia Khalil viene freddato all’istante), dovrà decidere cosa fare: non esporsi, come quasi tutti le consigliano, oppure cercare di cambiare il mondo, almeno quello attorno a lei, sfidando un poliziotto bianco dipinto come vittima quando invece è carnefice, rivelando ai suoi compagni dove vive e rinnegando le sue origini per denunciare il traffico di droga del quartiere? 

La decisione non sarà semplice e avrà inevitabili conseguenze. 

Il film pone al centro del racconto Starr (la bravissima e in ascesa Amanda Stenberg) e il suo percorso di costruzione della propria identità, ma sviscera in modo approfondito il sentire di tutti i personaggi attraverso una sceneggiatura molto equilibrata nel dosare punti di vista contrastanti e conflittuali. La forza del film è proprio nell’attenzione a caratteri e motivazioni e alla capacità di intrecciare relazioni e dinamiche comportamentali appassionanti che la forma cinematografica asseconda e coadiuva. Nessuna particolare sottigliezza o allusione, ma l’urgenza di assestare un pugno nello stomaco dello spettatore prediligendo il target adolescenziale senza escludere però nessuno. 

Il grido di Starr arriva quindi forte e chiaro e le parole del rapper Tupac - utilizzate per il titolo originale del film (e del libro di Angie Thomas da cui il film è tratto) - lo rimarcano: “The Hate U Gave Little Infants Fucks Everybody”, cioè “l’odio che trasmettete ai più giovani fotte tutti”. 

Rompere la catena dell’odio, uscire dalla gabbia dei pregiudizi e farsi portatori di un agire improntato al rispetto è quindi possibile. Starr ce lo dimostra. A noi la prossima mossa.

 

 

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