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Categoria: Cinema
Creato Sabato, 18 Maggio 2019

Locandina della caduta dell'impero americanoSchermi di primavera, recensione di Luca Baroncini (n°223)

I primi tre mesi del 2019 non sono stati incoraggianti per il cinema. Se infatti i film godono di ottima salute, e la fame di storie in cui perdersi è sempre alta, le sale cinematografiche stanno invece vivendo un periodo di crisi: transizione dal grande al piccolo schermo grazie alle sempre più diffuse piattaforme di streaming legale (Netflix, Amazon, Inifinity e a breve anche Disney e Apple)

Pirateria esercitata senza il minimo scrupolo e con poca consapevolezza?

Mancanza di ricambio generazionale per quel cinema medio che è invece linfa vitale per la sopravvivenza dell’esercizio cinematografico? 

Eccesso di sollecitazioni?

Non facile capire le effettive cause, sta di fatto però che l’oggettività dei numeri non dà scampo: gennaio, febbraio e marzo sono infatti in negativo rispetto allo stesso periodo, peraltro non esaltante, del 2018. A mancare è soprattutto un grande successo italiano in grado di attirare le masse e risollevare le percentuali.

La primavera, un tempo anticamera del vuoto estivo, rappresenta quindi un’opportunità per provare ad affrontare il problema, in attesa dell’estate in cui produttori, distributori ed esercenti, con il sostegno del Ministero, porteranno dieci attesi blockbuster nelle sale per dare una scossa al mercato.

L’impennata degli incassi, intanto, è garantita dall’attesissima ultima puntata dei  supereroi  Marvel  Avengers Endgame che galvanizzerà il botteghino mondiale. Sempre per restare al cinema seriale non mancano alcuni titoli di sicuro interesse per il grande pubblico, da John Wick 3: Parabellum a Godzilla King of the Monsters passando per X-Men: Dark Phoenix e l’Aladdin in carne ed ossa della Disney. 

Anche l’Italia ci prova mettendo in campo la coppia d’oro del cinema nostrano e cioè Paola Cortellesi e Riccardo Milani, protagonista e regista della commedia Ma cosa ci dice il cervello

Al di là di questi titoli, a cui sono destinati, e glielo auguriamo di cuore, i grandi numeri, ci sono opere meno ammiccanti che potrebbero riservare sorprese, non tanto scalando la classifica dei più visti, quanto nel gradimento dello spettatore alla ricerca di qualcosa di più particolare e di effetti non solo speciali. Si comincia con La caduta dell’impero americano; se il titolo vi ricorda qualcosa è perché il regista è il celebrato, e un po’ dimenticato, Denys Arcand che nel 1986 si fece notare, con tanto di nomination all’Oscar, grazie a “Il declino dell’impero americano”. Poi sono seguiti il suggestivo “Jesus of Montreal”, l’acclamato “Le invasioni barbariche” (Oscar come Migliore Film Straniero nel 2004) e l’interessante “L’età barbarica”. Attraverso il cinema Arcand ironizza, in modo spesso caustico ma anche molto umano, su usi e costumi della contemporaneità e anche la nuova opera sembra confermare tale approccio. Si racconta infatti di un fattorino di 36 anni, timido e insicuro, che si ritrova per caso sulla scena di un crimine e si impossessa di due borsoni carichi di soldi finendo per essere ricercato dalla polizia e dalle gang più pericolose di Montreal. 

Dopo essere passato in concorso al Festival di Venezia arriva anche I fratelli Sisters, western atipico e moderatamente divertente di Jacques Audiard (sì, quello de “Il profeta” e  “Dheepan”) con Joaquin Phoenix e John C. Reilly nella parte di due fratelli, killer a pagamento, ingaggiati dal temibile Commodoro per rintracciare un chimico che avrebbe messo a punto una tecnica infallibile per trovare con facilità l’oro nei corsi d’acqua della California.

Non lascia indifferenti nemmeno Judi Dench, protagonista assoluta di Red Joan in cui è Melita Norwood, la spia britannica più longeva del KGB arrestata nel 2000 con l’accusa di avere consegnato segreti militari all’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale. A incuriosire è anche Johnny Depp in The Professor, dove interpreta il professore di un college che dopo avere scoperto che gli rimangono solo sei mesi di vita  decide  di vivere  una vita al massimo al di là di ogni convenzione, scrupolo e imbarazzo. Sarà vera libertà o la morale si abbatterà come una scure sul suo agire e sul film? 

Per chi ha voglia di un tuffo nella meraviglia e nella poesia, impossibile perdere 5 cm al secondo di Makoto Shinkai, gioiello di animazione giapponese, già vincitore del Future Film Festival nel 2008, che sarà proposto come evento nelle sole giornate del 13, 14 e 15 maggio. Molto interessante anche Beautiful Boy di Felix Van Groeningen, in cui la tossicodipendenza è affrontata senza i classici psicologismi che affliggono i film a tema e si concentra soprattutto sulla necessaria elaborazione del distacco tra un padre e un figlio, cioè Steve Carell e Timothée Chalamet, entrambi bravissimi. 

Tra gli appuntamenti imprescindibili del periodo il Festival di Cannes, che da metà maggio illuminerà la Croisette. Uscirà qualcosa a ridosso della prestigiosa manifestazione? Bellocchio con Il traditore (l’atteso film su Buscetta) e Almodovar con Dolor y gloria (la memoria di un regista, la creazione artistica, il fluire della vita) si sono già prenotati un posto in Concorso, nelle sale e nel nostro interesse. Arriverà poi, sempre dal festival dove è presentato Fuori Concorso, anche Rocketman, il biopic musicale su Elton John. Sarà un nuovo trionfo sulla scia del celebrativo “The Bohemian Raphsody”? Non è da escludere, considerando che il regista è Dexter Fletcher che del film sui Queen ha agguantato il timone dopo l’allontanamento di Bryan Singer. 

Insomma, come avete avuto modo di leggere, gli stimoli cinematografici non mancano. Non ci resta che coglierne il più possibile. E goderne.

 

 

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