Stampa
Categoria: Cinema
Creato Mercoledì, 01 Aprile 2020

Elio GermanoBerlinale 2020, di Luca Baroncini (n°232) 

È il 21 febbraio 2020 e parti baldanzoso verso Berlino. Il festival cinematografico è appena cominciato e ti aspetta una quattro giorni di film, incontri e conferenze stampa. Il 21 febbraio è però anche una data molto particolare per l’Italia perché è il giorno del primo contagio da Coronavirus. Fino ad allora questo virus misterioso era una cosa potenzialmente pericolosa ma tutto sommato gestibile, in quanto geograficamente lontana, là in Cina, a distanza di aereo. Con un primo malato nazionale le cose cambiano. 

Non a Berlino, il festival si dimostra ricettivo al rispetto delle norme igieniche, in bagno c’è un disinfettante per le mani, in sala c’è qualche spettatore protetto da mascherina, ma nel complesso non si percepisce alcuna allerta. Sono le voci dall’Italia che diventano ogni giorno più preoccupanti perché sempre all’insegna del superlativo: il “va tutto bene, tranquilli!” si sovrappone al “è pandemia, attenti!” con la conseguenza di generare reazioni contrastanti e inconciliabili. Gli inviti alla razionalità non fanno breccia, si svuotano i supermercati ed è soprattutto l’eccesso di informazione che paradossalmente disturba, perché si dice tutto e il contrario di tutto. 

Il festival si gusta quindi come una parentesi dalla follia del mondo e si cerca di fare il più possibile incetta di film su grande schermo perché le voci che arrivano dall’Italia parlano di una imminente chiusura delle sale cinematografiche per evitare il diffondersi del contagio. E così ti concentri con tutto te stesso sul piacere della visione collettiva, su quel buio illuminato dallo schermo, sul viaggio che il cinema condiviso ti permette, perché capisci che potrebbe passare molto tempo prima di potere provare nuovamente questo piacere.

Come sempre Berlino offre tantissimi spunti. È un festival cittadino, creato per i berlinesi (totalmente diverso da Cannes, in cui il pubblico non esiste) che i berlinesi dimostrano di amare facendo file e riempiendo le tante sale disseminate in ogni parte della città. È un festival impegnato che predilige i film d’autore dedicati a tematiche sociali forti, ma è comunque in grado di far convivere anime differenti e di proporre anche opere all’insegna del puro intrattenimento (ad esempio l’ultimo film di animazione della Pixar, Onward, davvero godibile). È anche un festival che si rinnova. Dopo la direzione quasi ventennale di Dieter Kosslick il testimone è passato quest’anno all’italiano Carlo Chatrian, già direttore artistico del Festival di Locarno. Restando a Berlino solo per quattro giorni decido di buttarmi nella mischia dei film senza un obiettivo preciso, quindi godendo un po’ del Concorso, ma dando un’occhiata anche alle sezioni collaterali, di solito più libere di osare e di spaziare tra i generi. 

Tra i film visti difficile delineare un filo rosso che li unisce, se non quello della messa in scena di un disagio. Lo si riscontra nel rapporto tra un fratello e una sorella gemelli, lui malato terminale e lei che ritrova una parte di se stessa nell’accudirlo (il tedesco My Little Sister di Stéphanie Chuat e Véronique Reymond), ma anche nella giornata di lavoro dell’assistente di un potente produttore cinematografico americano che viene sottilmente vessata, in un ambiente in cui pare scontato che sia così, soprattutto se sei donna (The Assistant di Kitty Green). In preda a un disagio psico fisico è la protagonista dell’interessante El profugo, dell’argentina Natalia Meta, che gioca tra sogno, percezione e realtà per raccontare la presa di coscienza di una donna e del suo difficile lasciarsi andare alla vita. Va in parte meglio al pittore Antonio Ligabue che in Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, attraverso la trasfigurazione di Elio Germano, quel disagio almeno lo sublima in arte. Nel  film  First Cow  della americana Kelly Reichardt, invece, il disagio non è dei due protagonisti, ma del contesto in cui si trovano a interagire, l’Oregon del 1820. Loro sono un fornaio e un girovago e una strada personale e soddisfacente l’avrebbero anche trovata, è il mondo che va in un’altra direzione. 

Cambia l’epoca (un futuro prossimo), la geografia (la Corea del Sud), ma non la sostanza. Per i giovani protagonisti di Time to Hunt, infatti, vero colpo di fulmine del festival, la svolta che potrebbe sistemarli per sempre è una rapina, ma nonostante l’esito positivo quello che infrange i loro sogni è l’avere derubato la persona sbagliata. Il soggetto sembra visto e stravisto ma ciò che eleva il film imprimendogli inaspettata personalità è la regia prodigiosa di Yoon Sung-hyun, in grado di gestire al meglio gli spazi dell’azione, il sentire dei personaggi e il design sonoro. Una conferma del periodo particolarmente felice del cinema coreano dopo il trionfo mondiale, da Cannes agli Oscar, di “Parasite”, con cui “Time to Hunt” condivide l’attore Choi Woo-sik. 

L’apice del disagio, però, è sicuramente quello che prova l’ebreo Gilles nella Francia del 1942. Catturato durante una retata delle SS sarebbe destinato a morte certa se non si fingesse persiano; il caso vuole, infatti, che un comandante nazista stia cercando proprio un persiano per imparare il farsi. Il fatto è che Gilles non conosce una sola parola di farsi e per avere salva la vita dovrà improvvisarsi insegnante e riuscire a inventarsi la lingua in modo credibile. Ci riuscirà? E come? Il film è Persian Lessons e il regista è l’ucraino naturalizzato canadese Vadim Perelman. La messa in scena è molto tradizionale, curata ma anche un po’ stereotipata nelle caratterizzazioni, la storia però è talmente bella e sceneggiata così bene che il film si gusta tutto d’un fiato. 

Staccare gli occhi dallo schermo per tornare alla realtà è quest’anno più dura che mai. 

Che quel disagio che ho percepito nelle opere viste al festival sia una proiezione di ciò che provo mentre mi accingo a ritornare in un’Italia che non è più la stessa di quando sono partito?

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Berlinale 2020, di Luca Baroncini (n°232) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.