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Categoria: Cinema
Creato Venerdì, 08 Maggio 2020

FleabagFleabag, recensione di Luca Baroncini (n°233)

Che cos’ha di diverso questa serie televisiva, presente sulla piattaforma Amazon Prime con due stagioni, apprezzata da critica e pubblico e vincitrice di numerosi premi tra cui quattro Emmy Awards e due Golden Globe Awards?

Non certo il soggetto, incentrato su una ragazza londinese sulla trentina e sul suo barcamenarsi tra famiglia, lavoro e affetti, quanto il modo in cui questo personaggio si mette a nudo davanti agli spettatori. Come al solito a contare non è  quindi tanto  la storia, ma come viene raccontata. E l’autrice trova un approccio molto personale nel cercare la verità attraverso le contraddizioni della sua beniamina: sfrontata eppure timida, caustica eppure dolce, frustrata eppure libera, spontanea eppure calcolatrice, indipendente eppure bisognosa, in una parola inafferrabile. Perché non si riesce a rinchiuderla in un aggettivo e fugge dalle generalizzazioni. 

Non sappiamo nemmeno come si chiama, solo il suo soprannome, “fleabag”, che significa “sacco di pulci” e viene dalla biografia personale della sua interprete e autrice, Phoebe Waller-Bridge. Efficace anche rompere la cosiddetta “quarta parete”, lo schermo (in questo caso televisivo) che separa la finzione dalla realtà. La protagonista, infatti, ci sceglie come suoi confidenti rivolgendosi spesso direttamente a noi, il più delle volte solo attraverso sguardi o ammiccamenti che anticipano o seguono le frasi del suo interlocutore.

Come mai non riusciamo a staccarci dal video e alla fine di ogni puntata non vediamo l’ora di guardare la successiva? Un segreto della serie è innanzitutto nella durata delle singole puntate, tutte intorno alla mezz’ora scarsa e con un raro e prezioso dono della sintesi, ma ciò che effettivamente fa la differenza è la qualità della scrittura. Il maggior pregio dell’opera è infatti quello di costruire un personaggio fuori da convenzioni e stereotipi che non moraleggia, non cerca di essere migliore di ciò che è, dà sfogo alla sua natura senza giudizi, vive una sessualità priva di tabù ed è piena di conflitti. 

Sono proprio i conflitti l’aggancio che ci catapulta nel fluire del racconto e in cui ci ritroviamo. Una realtà problematica, piena di sfumature, analizzata in modo sottile, che offre un’ottima occasione di confronto. 

Di grande aiuto i personaggi di contorno (ma quanto è odiosa la matrigna della brava Olivia Colman?), pedine di un quadro in cui ogni pennellata è al posto giusto per intrattenere e riflettere con intelligenza sulla contemporaneità.

 

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