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Categoria: Cinema
Creato Domenica, 03 Gennaio 2021

Kornél Mundruczó e Vanessa KirbyPieces of a Woman, recensione di Luca Baroncini

di Kornél Mundruczó

con Vanessa Kirby, Shia LaBeouf, Ellen Burstyn, Molly Parker 

Ci sono film di cui è difficile parlare perché si rischia di rovinarne il percorso emotivo, costruito attraverso una scansione molto precisa degli eventi. Senza raccontare quindi i dettagli, la sequenza che apre il film, con 23 minuti di piano sequenza (quindi nessuno stacco di montaggio), è decisamente shock e predispone allo scavo emotivo e psicologico di un personaggio.

Ciò che ne consegue è sostanzialmente il viaggio nel dolore di una donna, l’elaborazione di un lutto terribile.

Non riguarda tutte le donne e tutte le coppie, ma la Martha protagonista e il suo vissuto che è anche quello della sceneggiatrice Kata Wéber che mette in scena, con la complicità del marito e regista Kornél Mundruczó, un trauma vissuto in prima persona. L’immedesimazione totale con il narrato si capta nell’efficacia della messa in scena, nella precisione dei dettagli, nella verità che emerge dalla finzione e che si scaglia con violenza contro lo spettatore. Siamo, come spesso accade, dalle parti di un cinema terapeutico per chi lo fa e di cui lo spettatore rischia di diventare bersaglio, ma l’esperienza è appagante perché pone interrogativi universali sul senso della vita, i rapporti di coppia, i legami familiari, l’essere genitore, le apparenze del quieto vivere, il tumulto interiore mentre tutto fuori prosegue la sua corsa. 

La carne al fuoco è tanta, la mano del regista ungherese è greve e pesante (ce lo aveva già dimostrato con i precedenti “White God” e “Una luna chiamata Europa”), il virtuosismo tecnico è dietro l’angolo, ma tutte le crepe si ricompongono al cospetto di un’opera che non ti molla un attimo mentre frantuma il dolore della protagonista. 

La regia valorizza le geometrie degli spazi, cerca di far parlare le immagini senza la necessità di troppe parole e non ha bisogno di ancorarsi a un genere preciso, per cui fanno capolino, senza diventare mai dominanti, anche il dramma giudiziario e quello familiare. A essere centrale è però l’abisso in cui rischia di perdersi la protagonista, una bravissima Vanessa Kirby, giustamente premiata a Venezia con la Coppa Volpi per la sua viscerale interpretazione. Al riguardo si consiglia la visione in lingua originale, per apprezzare anche il timbro caldo e grave dell’attrice. 

L’apparenza indipendente e fuori dagli schemi nasconde in realtà una confezione extralusso: il cast è sontuoso (Shia LaBeouf, Molly Parker ed Ellen Burstyn), Martin Scorsese è il produttore esecutivo e Howard Shore firma la colonna sonora. 

Dopo la presentazione al Festival di Venezia, e una breve comparsa nelle sale americane, è stato distribuito a livello mondiale da Netflix a partire dal 7 gennaio 2021.

 

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