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Categoria: Cinema
Creato Venerdì, 08 Luglio 2022

EssereCurdoKurdbûn -Essere curdo, recensione di Luca Baroncini

di Fariborz Kamkari

Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 la giornalista curda Berfin Kar e il suo cameraman restano intrappolati in un assedio punitivo non annunciato da parte dell’esercito turco a Cizre, città a maggioranza curda nel sud-est della Turchia. I due inviati si trovano così a poter documentare per 79 giorni l’invasione dell’esercito e dei carri armati turchi costruendo una sorta di diario visivo; un punto di vista interno, senza filtri, in grado di mostrare i bombardamenti, lo sterminio dei civili, la disperazione degli abitanti e la loro resistenza in un quotidiano improntato alla violenza e alla sopraffazione. 

La giornalista è riuscita poi a trovare rifugio in Europa portando con sé tutto il girato ed è qui che subentra il regista iraniano Fariborz Kamkari (“I fiori di Kirkuk” del 2010 la sua opera più nota), chiamato a visionarli per dargli una forma che fosse fruibile da un pubblico. Insieme  a un produttore, un montatore e una musicista, Fariborz ha quindi trasformato il diario di guerra in un documentario. 

Il popolo curdo rappresenta la quarta etnia più numerosa in Medio Oriente, da sempre divisa nella regione geografica del Kurdistan, da sempre alla ricerca di una unità nazionale e da sempre perseguitata. Il regista colpisce subito duro, mostrando i corpi straziati, il sangue, la violenza, l’ansia di chi vive in costante attesa del peggio, dando un pugno in faccia allo spettatore per sensibilizzarlo verso una realtà complicata. Per rendere il più possibile chiara la situazione anche a un pubblico poco informato alterna il girato ad alcuni raccordi di animazione che contribuiscono a inquadrare la vicenda da un punto di vista storico. 

“Ho deciso di partire dal documento di Berfin”, ha dichiarato il regista, “per denunciare un incredibile crimine contro l’umanità, ma anche per ricostruire un pezzo della memoria comune di un popolo perseguitato. Ho pensato di scrivere un diario esistenziale e ideologico che riflettesse la coscienza individuale e la consapevolezza che ogni curdo ha della propria storia e identità e tramite questo non solo commentare l’esperienza drammatica di Berfin, ma raccontare anche la storia moderna di un popolo diviso e perseguitato”. 

La giornalista da cui tutto è partito è attualmente in Turchia in attesa di processo. La sua colpa è quella di avere svolto il suo lavoro di reporter durante l’assedio. La distribuzione ad opera di Officine UBU esce dai percorsi tradizionali, non è prevista infatti una data di uscita con l’arrivo in contemporanea in più città, ma proiezioni accompagnate il più possibile dal regista che si è reso disponibile a incontrare il pubblico. 

 

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