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Categoria: Libri
Creato Lunedì, 01 Marzo 2010

Emma Goldman, Femminismo e anarchia, recensione di Il Passatore (n°122)

BFS Edizioni, Pisa, 2009

Diciamocela tutta, esistono autori e “maestri” palesemente inflazionati, i cui libri languono negli scaffali di librerie, circoli e laboratori per anni e anni (me ne ricordo uno di Bakunin, qualche anno fa, che ormai era quasi diventato un fossile), e ne esistono invece altri che per la scarsa reperibilità di testi o per l’incisività ed attualità del loro pensiero trovano nel pubblico sinceri estimatori tanto da mandare esaurite tutte le copie in tempi ragionevoli.

Emma Goldman (1869-1940) ricade nella seconda categoria, e leggendo questo libro si capisce anche il perché: gli articoli qui pubblicati mostrano una mente affilata ed eclettica, sicuramente ideologizzata ma sempre pragmatica, intellettuale acuta ma anche trascinatrice e grande oratrice militante.

Il pregio del volumetto in analisi è soprattutto quello di mostrare a grandi linee un pensiero compiuto di teoria ed azione, in cui le classiche roboanti sparate a cui molti “maestri” erano avvezzi sono assenti. Un pensiero nitido volto all’emancipazione dell’individuo come artefice della società, in cui la dimensione umanista è il punto di partenza per una critica forte al perbenismo borghese e ai luoghi comuni imposti dal potere che incatenano l’essere umano. Questa fu la base su cui si sviluppò il femminismo rivoluzionario di Emma Goldman in cui emancipazione non significa diritto a detenere la patente dell’imbecille (scheda elettorale n.d.a.), capacità organizzativa non significa creare comitati per mendicare diritti in una società basata sulla prevaricazione; il femminismo rivoluzionario di Emma fu prima di tutto basato sulla necessità di creare spazi di azione, in cui la donna potesse autodeterminarsi tanto a livello materiale, quanto a livello psichico e spirituale. Purtroppo, e tanto per non cambiare, il pensiero di chi vuole cambiare radicalmente lo status quo finisce sepolto dalla meschinità del potere… Ma si! In fondo ci rimane il femminismo dell’altra Emma, la Bonino intendo, un femminismo ormai anomico e in crisi sorpassato a destra dalle veline e a sinistra dai trans: chi pensa di cambiare il sistema finisce fagocitato dal sistema.

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