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Categoria: Libri
Creato Lunedì, 01 Maggio 2017

Copertina del libro "Contro la storia"Contro la storia, recensione di Luciano Nicolini

Cinquant’anni di anarchismo in Italia (1962-2012), di Giampietro Berti

È stata pubblicata, edita da Biblion, l’ultima opera di Giampietro (Nico) Berti: “Contro la storia. Cinquant’anni di anarchismo in Italia (1962-2012)”. In essa l’autore, cui dobbiamo due testi fondamentali per la storia del pensiero libertario (“Il pensiero anarchico dal Settecento al Novecento”, del 1998, ed “Errico Malatesta e il movimento anarchico italiano e internazionale”, del 2003) narra le vicende di una piccola componente del movimento anarchico, che ha però avuto grande peso nella sua storia recente.

Si tratta di quei compagni che, oltre ad aver fatto politica negli anni ’70 organizzati nei Gruppi Anarchici Federati, hanno dato vita a importanti iniziative culturali quali la rivista anarchica “A” (forse la più letta, all’interno del movimento libertario), Interrogations, Libertaria, la nuova serie di Volontà, la casa editrice Elèuthera.

Il libro, molto documentato, risulta decisamente interessante, almeno per chi, come lo scrivente, milita da decenni nel movimento; non mi pare però possa essere considerato soddisfacente. Per quali motivi? Innanzitutto a causa del titolo: “Anarchico è il pensiero e verso l’anarchia va la storia” era scritto su di un cartello esposto all’inizio degli anni ’70 del Novecento al circolo “Carlo Cafiero” di Bologna. Che ciò corrisponda al vero, non sarei tanto sicuro; né lo è, oggi, la maggior parte dei libertari. Ma da qui ad affermare che gli anarchici sono “contro la storia”…

E ancor più disturba il sottotitolo: è vero che nell’introduzione l’autore chiarisce che si occuperà esclusivamente della storia dell’area che ha militato nei Gruppi Anarchici Federati ma, allora, perché utilizzare una dizione così fuorviante come “cinquant’anni di anarchismo in Italia”?

La seconda cosa che non mi convince è la scarsa contestualizzazione storica del percorso ideologico dei compagni dei quali si narra: è vero che l’autore, di tanto in tanto, ci ricorda sommariamente gli eventi politici e sociali che caratterizzarono, a livello mondiale, i periodi trattati; ma non parla quasi mai degli avvenimenti e dei dibattiti che in tali periodi hanno interessato il movimento anarchico italiano, all’interno del quale, bene o male, i compagni dell’area dei Gruppi Anarchici Federati operavano. Sarebbe un po’ come descrivere il percorso ideologico del gruppo che diede vita prima alla rivista, poi al quotidiano Il Manifesto, senza parlare degli avvenimenti e dei dibattiti che contemporaneamente attraversavano la sinistra marxista italiana!

Colpisce infine la quasi completa mancanza di analisi circa le biografie dei protagonisti: chi erano, che età avevano, quali posizioni sociali occupavano, quando facevano determinate affermazioni? E chi erano, che età avevano, quali posizioni sociali occupavano quando hanno maturato posizioni differenti da quelle originarie? Considerando che stiamo parlando di un numero assai limitato di compagni, ritengo si tratti di dati dei quali, nello scriverne la storia e nel delinearne il percorso ideologico, occorre tener conto.

Non ho ancora detto nulla circa le opinioni dell’autore sul ruolo che dovrebbe avere l’anarchismo nel XXI secolo; idee, peraltro, da egli già ampiamente sviluppate nel libro “Libertà senza Rivoluzione”, pubblicato pochi anni fa. Non mi pareva opportuno. Ho preferito concentrarmi su ciò che mi sembra mancare dal punto di vista della scrittura della storia. Per un puntuale commento alle opinioni di Berti rimando alla mia recensione del testo sopra citato, pubblicata sul numero 153 di Cenerentola e reperibile anche sul sito internet www.cenerentola.info.

 

 

 

 

 

 

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