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Categoria: Scuola e università
Creato Martedì, 01 Ottobre 2002

Come difendere la scuola pubblica, di Luciano Nicolini (n°1)

Riaprono le scuole. Si riapre il dibattito sulla scuola. Si ricomincia a parlare della necessità di difendere la scuola pubblica, insidiata dalla controriforma voluta dal governo di centro-sinistra e proseguita ora, con maggior forza, dal centro-destra.

L'opposizione alle buffe trovate pedagogiche del ministro Moratti non deve però farci perdere di vista i termini generali del problema. Che cos’è una scuola pubblica? E in cosa dovrebbe essere diversa da una scuola privata?

C’è confusione, anche tra gli addetti ai lavori, su che cosa debba intendersi per scuola pubblica.

Molti la confondono con la scuola statale: quella struttura rigida, gerarchica, centralizzata, cui i governi che finora si sono succeduti in Italia ci hanno abituato. Ma lo stato non è l’unica istituzione a carattere pubblico. Esiste, per esempio, anche il comune. E altre ne potrebbero esistere.

Altri, anche tra i libertari, pensano che il carattere pubblico di una scuola sia dato dal fatto che chiunque vi si possa iscrivere gratuitamente. Ecco perché lo slogan "per una scuola pubblica non statale" è stato fatto proprio dai preti. "Le nostre scuole non sono statali" – dicono – "e vi si possono iscrivere tutti". "Se poi lo stato, o le regioni, pagheranno le rette agli studenti, saranno ancora più pubbliche"!

Secondo me, per poter parlare di scuola pubblica, non basta che chiunque vi si possa iscrivere gratuitamente. Occorre anche, e soprattutto, che sia interamente gestita dalla comunità che la utilizza.

Per poter parlare di scuola privata, nel vero senso del termine, occorre invece che essa sia gestita interamente, anche nei contenuti, da coloro, insegnanti e/o studenti, che la compongono.

In questo senso, in Italia, la scuola statale non è veramente pubblica. Per poterlo diventare dovrebbe essere, quantomeno, gestita in modo democratico.

Per contro, la scuola privata non è veramente privata. E’ soltanto amministrata, nella maggior parte dei casi, da preti che si limitano ad aggiungere qualche pennellata di bianco ai programmi, tutt’altro che laici, adottati dalla scuola di stato.

Difendere la scuola pubblica vuol dire, prima di tutto, promuoverne una gestione democratica.

Quanto alle scuole private, sarebbe bene che fossero senza fini di lucro, senza finanziamenti né riconoscimenti da parte della collettività. Solo in questo modo infatti, all’interno di esse, si potrebbero realizzare quelle sperimentazioni didattiche che sembrano difficili da avviare all’interno della scuola pubblica.

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