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Categoria: Scuola e università
Creato Giovedì, 01 Ottobre 2009

Quali proposte per l'università italiana?, redazionale  (n°117)

Riaprono le scuole e le università. I problemi non sono stati risolti, anzi…

Mobilitarsi contro le manovre della Gelmini è necessario, ma non basta. Che cosa proporre per la scuola secondaria superiore e l’università?

 

Di che cosa stiamo parlando? Di qualcosa che è sotto gli occhi di tutti, anche se spesso non ci si sofferma a ragionarci sopra: ancora all’inizio del secolo scorso, c’era chi sosteneva che un buon modo per favorire l’apprendimento era bacchettare gli scolari. Perfino nei primi anni sessanta del novecento c’erano maestri che si aggiravano per la classe con la bacchetta in mano…

Ve lo immaginate adesso? E’ semplicemente impensabile. Gran parte della pedagogia sostiene che non è con le punizioni (e tantomeno con le punizioni corporali) che si favorisce l’apprendimento: i libertari hanno vinto. Che poi tra i maestri (e magari anche tra quei pochi che libertari si dichiarano apertamente) ci sia ancora chi umilia costantemente gli alunni è un altro discorso; ma, fortunatamente, quasi nessuno lo rivendica.

E che dire della necessità di integrare lavoro manuale e lavoro intellettuale, sapere pratico e sapere teorico? Un tempo questa affermazione era uno dei cavalli di battaglia della pedagogia libertaria, oggi, almeno a parole, è stata fatta propria dai più. E tutte le volte che un movimento di contestazione investe il mondo della scuola primaria, e della scuola secondaria inferiore, si torna a pescare lì, nel pescoso mare della pedagogia libertaria, anche se magari ci si dichiara marxisti, come facevano quasi tutti nel sessantotto italiano, o cattolici (come il parroco di Barbiana, Lorenzo Milani, e i suoi seguaci).

Non altrettanto avviene per la scuola secondaria superiore e l’università: con riferimento a quest’ultime il pensiero libertario non ha espresso idee altrettanto forti, e lì in esso ben pochi vanno a pescare.

A dire il vero, con riferimento alla scuola secondaria superiore e all’università, sembra che i movimenti di contestazione non vadano a pescare da nessuna parte. Eclatante è stato il caso del movimento dell’Onda, sviluppatosi lo scorso anno in tutta l’Italia in risposta alle controriforme volute dal governo e proposte dal ministro Maria Stella Gelmini. La parola d’ordine sembrava essere quella della difesa dell’esistente; e se c’è stato, a livello di elaborazione teorica, qualche lodevole tentativo di spingersi oltre (tentativi che, come redazione di Cenerentola, non abbiamo mancato di sottolineare), dobbiamo constatare che è subito abortito.

C’è molto da fare, a cominciare dall’analisi, molto importante a questo livello, del rapporto tra formazione università e inserimento nel mondo del lavoro. E ci ripromettiamo di dare il nostro contributo.

In questo numero facciamo parlare chi da pochi anni ha terminato l’università. Alcuni lo fanno direttamente (Ilaria Leccardi ed Elena Nicolini), altri indirettamente (attraverso una sintesi operata da Annalisa Righi).

Si tratta, per ora, di persone che hanno frequentato facoltà di recente istituzione (Scienze della comunicazione e Scienze della formazione), e che, ciò nonostante, lamentano sia le lacune nella preparazione teorica sia, soprattutto, nella preparazione alla professione. L’esperienza più importante, come è logico sia,  rimane quella, non scontata, di aver incontrato un  buon docente. Nei numeri successivi, proseguiremo il discorso con chi ha frequentato facoltà che vantano origini più antiche (giurisprudenza, ingegneria, medicina e via dicendo).

Sempre in questo numero, invece, riportiamo il dibattito sulla trasformazione delle università in fondazioni, aperto nel  movimento da un articolo pubblicato sulla rivista Libertaria  e, a pagina 16, un ricordo del pedagogista libertario Francisco Ferrer.

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