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Categoria: Scuola e università
Creato Giovedì, 01 Novembre 2012

La cultura come generatore di uguaglianza, di Toni Iero (n°151)

L’inneffabile ex ministro dell’Economia, Tremonti, affermò che “la cultura non si mangia” per giustificare gli ennesimi tagli alla spesa pubblica. Sembrerebbe un’affermazione condivisibile in un momento in cui l’urgenza di risparmiare su tutto spinge a salvare solo le spese indispensabili per la sopravvivenza. Peccato che la situazione disperata in cui è caduta l’Italia derivi proprio dal non aver mai investito seriamente in cultura!

L’istruzione non è la sola fonte di cultura, ma è certamente un passaggio attraverso cui i cittadini acquisiscono mezzi intellettuali per capire il mondo e poter dare voce alle proprie opinioni. Ebbene i governi della seconda repubblica, chi più chi meno, hanno tutti ridotto progressivamente i fondi da destinare alla scuola… pubblica. Quella privata, di fatto nelle mani di Santa Madre Chiesa, è stata abbondantemente foraggiata sia dalle amministrazioni di centro destra che da quelle di centro sinistra. È una spia che induce a riflettere sulle reali intenzioni di buona parte dei nostri governanti: non formare cittadini consapevoli, ma tenersi buono uno dei principali centri di potere del mondo. Tutto ciò, peraltro, alla faccia della costituzione che, all’articolo 33, dichiara solennemente che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. A riprova che, quando non c’è la forza di farla rispettare, anche la costituzione diventa carta straccia.

Persone meno istruite sono più facili da manipolare, conoscono meno bene i loro diritti ma anche… i loro doveri. Sarebbe esagerato attribuire al solo deterioramento dell’istruzione il peggioramento della qualità etica degli italiani, tuttavia un certo nesso è possibile istituirlo.

Non basterebbero le pagine di questo numero di Cenerentola per fare un semplice elenco dei vantaggi economici derivanti da investimenti in cultura. Però occorre specificare di che cultura vogliamo parlare. Se  qualsiasi  approccio culturale è meglio di niente è però vero che esistono impostazioni culturali diverse. E qui il discorso si fa più articolato. In Italia quando si parla di cultura spesso si pensa automaticamente alla letteratura, a certo tipo di filosofia, insomma a quell’insieme di materie genericamente definite come “lettere”. Le materie scientifiche passano in secondo piano, quelle più specificamente tecniche in terzo. Il risultato di questa impostazione della cultura italiana è una diffusa ignoranza scientifica. Che non si riflette solo sulla mancata conoscenza di nozioni ma, purtroppo, anche nel modo di ragionare della maggior parte dei nostri concittadini.

Qualche mese fa, mentre ero in una lunga fila per passare il lento controllo per l’accesso all’area delle partenze in un aeroporto, mi sono accorto che un ragazzo dietro di me scalpitava e cercava di sorpassarmi. Quando gli ho chiesto il motivo della sua agitazione costui, con fare anche un po’ presuntuoso, giustificava il suo atteggiamento spiegandomi che se invece di fare un’unica fila ne avessimo fatte di più il passaggio al controllo sarebbe stato più veloce! Non occorre una laurea in fisica per capire che, nelle condizioni descritte, il collo di bottiglia della procedura è rappresentato dalla fase di controllo con il metal detector e la fila ne è solo una conseguenza. Eppure una persona giovane e, presumo, ben scolarizzata scambiava la causa con l’effetto. Esempi di ignoranza di questo tipo se ne potrebbero citare in abbondanza.

Un’altra conseguenza della modesta cultura scientifica degli italiani è l’enorme diffusione di giochi a premi, lotto e lotterie. Anche in questo caso è sufficiente farsi due calcoli per capire che questi concorsi sono, dal punto di vista statistico, del tutto iniqui: il banco vince sempre (e lo Stato incassa circa 13 miliardi di euro all’anno). Eppure ci sono numerose persone che pensano di poter risollevare la propria condizione finanziaria giocando, qualcuno è anche convinto di aver trovato un suo “metodo scientifico”.

Insomma, avrete già capito il mio pensiero. Se vogliamo tenere in piedi il nostro Paese occorre investire massicciamente in cultura e, in particolare, privilegiare la cultura tecnico – scientifica. Non solo perché permetterebbe di migliorare le performance economiche nazionali, ma anche per un altro buon motivo: la scienza è un microcosmo in cui, astraendo dalle umane debolezze presenti in qualsiasi ambiente, valgono alcuni principi che dovrebbero essere cari al mondo libertario. La scienza moderna si è forgiata contrapponendosi all’autorità, religiosa in primis. È grazie alla rivoluzione scientifica che non vale più l’”ipse dixit” di clerical aristotelica memoria: qualsiasi assunto deve essere dimostrato in un libero confronto tra pari e l’evidenza empirica può mettere in discussione qualsiasi castello teorico, anche se all’apparenza ben costruito. È un atteggiamento mentale fruttuoso che porta ad un maggior rigore nel ragionamento, ma anche in grado di cambiare i rapporti tra le persone, ponendo tutti su uno stesso piano, almeno dal punto di vista intellettuale.

È solo grazie alla cultura scientifica che può essere realizzata l’uguaglianza tra le persone. Il potere lo sa… e noi?

 

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