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Categoria: Scuola e università
Creato Lunedì, 01 Dicembre 2008

L’onda studentesca non si arresta, di Luciano Nicolini (n°108)

I giovani non si lasciano intimidire: sembrano decisi a fare sul serio. La lotta continua…

Scrivevamo, sullo scorso numero di Cenerentola, che in Italia “qualcosa, a sinistra, comincia a muoversi, anche se disordinatamente e con idee confuse”. Alludevamo al successo della manifestazione nazionale antirazzista che si è svolta a Roma il 4 ottobre; alla buona riuscita di quella effettuata, sempre a Roma, l’11 ottobre da ciò che resta dei partiti comunisti; allo sciopero generale indetto per il 17 dello stesso mese da Cub, Sdl e Confederazione Cobas, riuscito anche, e soprattutto, grazie alla massiccia partecipazione del mondo della scuola. Ma c’è di più: gli studenti, dribblando intelligentemente le provocazioni, hanno proseguito la loro lotta contro i provvedimenti varati dalla Gelmini. Hanno trasformato lo sciopero della scuola del 30 ottobre in una grande giornata di mobilitazione studentesca, e altrettanto hanno fatto con quello dell’università proclamato per il 14 novembre.

Nei giorni successivi (15 e 16) si sono riuniti a Roma per elaborare le loro proposte. Dal dibattito sono scaturiti documenti interessanti, soprattutto se si considera la complessità degli argomenti affrontati e la difficoltà di arrivare a conclusioni quando, a discutere, si è in più di mille persone.

Ora si attende (mica tanto, però: tutti i giorni si susseguono iniziative) lo sciopero generale del 12 dicembre. Una data che noi libertari non possiamo dimenticare (l’anniversario della strage di Piazza Fontana), una data che deve essere di monito per il nuovo movimento: forti dell’esperienza del passato, occorre saper riconoscere e disinnescare ogni provocazione.

Il numero di Cenerentola di questo mese risente di tale clima, e non è un caso che abbiamo dedicato quasi sei pagine alla scuola. Oltre a questo, infatti, pubblichiamo: (alle pagine 5 e 6) un articolo di Guido Barroero dell’USI Liguria che ci è sembrato (forse perché più distaccato) particolarmente lucido; a pagina sette una “precisazione” di LettereInMovimento (forse il collettivo universitario più attivo nella realtà modenese), che mostra con quale competenza gli studenti abbiano saputo respingere un maldestro attacco di un giornale locale; alle pagine 10 e 11 l’introduzione ai documenti prodotti da “L’onda” nel corso dell’assemblea di Roma. Questi ultimi, che per ragioni di spazio non abbiamo potuto pubblicare, contengono proposte interessanti, in particolare: l’abolizione del sistema del 3+2 (laurea triennale + laurea specialistica) così come del sistema dei crediti (il percorso di studi è stato recentemente trasformato in uno strano gioco a punti che poco ha a che vedere con una formazione di alto livello scientifico); critica alla parcellizzazione degli esami; abolizione dei blocchi all’accesso all’università; abolizione della frequenza obbligatoria; revisione dei piani di studio.

Per quanto riguarda l’abolizione del 3 + 2, mi sembra una proposta fondata ma discutibile: fondata perché appare forzata la creazione di due diversi livelli di laurea, discutibile in quanto non è male che esista la possibilità di conseguire un titolo di studio prima del completamento dei cinque anni. In realtà, nella maggior parte dei casi, sarebbe sufficiente, se preceduto da una buona scuola secondaria, un unico corso di laurea di durata triennale.

Condivisibili l’abolizione del sistema dei crediti, il tendenziale riaccorpamento degli esami, l’abolizione del numero chiuso e della frequenza obbligatoria.

Fondamentale la questione della revisione dei piani di studio che dovrebbe essere attuata, a mio parere, non solo al fine di garantire libertà di scelta allo studente, ma anche al fine di rendere le lauree maggiormente professionalizzanti: troppo spesso, nel predisporre i piani di studio, non si tiene conto del fatto che l’università deve anche fornire gli elementi necessari all’esercizio di una professione…

Altrettanto fondamentale, visto che per avere buoni insegnamenti occorrono, per prima cosa, buoni docenti, è il problema del loro reclutamento: problema sul quale gli studenti non si sono ancora pronunciati con la necessaria chiarezza. La mia opinione in merito è nota: occorre sostituire il sistema dei concorsi con pubbliche graduatorie. Qui sarebbe opportuno un sistema basato su punteggi

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