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Categoria: Storia e personaggi
Creato Domenica, 01 Settembre 2013

Sterling, Casaleggio e la Carta del Carnaro di Luciano Nicolini (n°160)

Nel corso del mese di agosto, mentre la politicaFaggeto italiana sonnecchiava e i giornali parlavano del futuro di Berlusconi, è apparso, sul blog di Beppe Grillo, il testo di una lunga intervista rilasciata dal suo amico Casaleggio a Bruce Sterling, autore di fantascienza statunitense. A partire da alcuni brani dell’intervista, commissionata dal mensile “Wired”, è possibile fare diverse considerazioni.

«L’ho incontrato nel suo ufficio di Milano. Abbiamo parlato di una gran varietà di argomenti. Si è dimostrato lucido e chiaro. Non è affatto oscuro o misterioso. È praticamente trasparente» – esordisce l’intervistatore, fornendoci un ritratto di Casaleggio assai diverso da quello che viene proposto quotidianamente dai mezzi di comunicazione di massa. Sterling prosegue poi con il descriverne le abitudini.

Tra le altre cose, ci racconta che Casaleggio «ha una casa in collina, e ha paragonato la sua vita familiare nei boschi a quella di Henry David Thoreau, come il filosofo trascendentalista americano la descrisse nel suo classico letterario Walden ovvero Vita nei boschi. Naturalmente nel suo rifugio Walden Casaleggio resta connesso a internet. Ha un wireless a banda larga – probabilmente perché nel programma del M5S è incluso l’accesso alla banda larga wireless per tutti i cittadini italiani. Tuttavia questa annotazione ha dato il tono all’intervista. Casaleggio possiede i suoi computer ma preferirebbe parlare del piacere e della libertà di non possederne. È un uomo dalle abitudini ascetiche, ecologiste. Lo annoiano o addirittura lo disgustano le cose che i consumatori medi apprezzano o ammirano».

 

Venendo poi alla politica, Bruce Sterling aggiunge: «Come è noto, il M5S è un “movimento”, più che un partito politico. Perché? Perché è meglio non dover sopportare la tediosa e ingombrante gerarchia che nasce quando si diventa partito. Il movimento è privo di leader perchè anche i leader intralciano. Al posto dei leader i Cinque Stelle hanno Beppe Grillo, un oratore che non è alla caccia di cariche pubbliche, e Casaleggio, che fino a poco tempo fa ha raramente detto qualcosa a qualcuno». Affermazioni molto discutibili, ma che aiutano a comprendere il senso dell’operazione tentata dai due fondatori del Movimento 5 Stelle.

«Gianroberto Casaleggio –prosegue - non sta certo facendo campagna per farsi eleggere. Non desidera alcun ruolo ufficiale nelle istituzioni. Pensa che il governo dovrebbe essere digitalizzato: “C’è la burocrazia utile e quella inutile. L’80% della burocrazia è senza senso. Il 50% della restante burocrazia utile può essere cancellato dall’uso della rete. Il parlamentare è l’esecutore del volere della collettività. Per questo ogni decisione importante va sottoposta a referendum. Un discorso a parte va, invece, fatto per la magistratura: il potere giudiziario deve mantenere la sua indipendenza. Certo, i cambiamenti non possono essere fatti in maniera drastica, ma in modo graduale”. Il potere pubblico dunque dovrebbe sempre essere ricondotto alla volontà dei singoli».

E qui ha inizio la parte più interessante, almeno per i libertari, dell’intervista.

«A quanto pare – racconta Sterling - ha letto qualunque libro sia mai stato scritto nella Silicon Valley a proposito della strategia internet, compresi i molti lavori di guru come Howard Rheingold, Lawrence Lessig, Steven Johnson, Malcolm Gladwell, Duncan Watts, Nicholas Negroponte e così via. Casaleggio è brillante tanto quanto lo sono questi americani. Il suo M5S è stato la prima organizzazione basata su internet a entrare massicciamente nel parlamento di un paese del G8, grazie a elezioni libere e corrette. (…) E dunque è certamente giusto presentare Casaleggio come un maestro italico tra i guru mondiali di internet. Un maestro con un’arma in più: la storia. Nessun collega americano conosce neanche lontanamente la storia come la conosce lui. (…) Quando siamo finiti, non so come, a discutere dei controversi fatti che portarono Gabriele D’Annunzio alla proclamazione della Reggenza del Carnaro, Casaleggio ha subito tirato fuori una copia della Costituzione anarco-sindacalista dell’utopia pirata immaginata dal poeta che voleva annettere Fiume al Regno d’Italia. Sono quasi certo che sia l’unico guru della rete a possedere e ad aver letto questo libro».

Costituzione anarcosindacalista? Tornerò tra poco su questo punto. Ma procediamo nella lettura: «Nell’universo morale di Gianroberto Casaleggio la gente dovrebbe esprimere sui blog in rete la volontà e il bisogno di cambiamento. E i funzionari eletti dovrebbero considerarsi umili dipendenti di questi costituenti elettronici. (…) Io vengo dal Texas e non mi sognerei di offrire agli italiani alcun consiglio politico. Non pretendo di capire la vostra politica e non so davvero molto del vostro sistema di governo. Tuttavia mi è molto chiaro quello che Casaleggio sta facendo in Italia. Vuole liberarsi dell’intermediazione dei partiti e dei media convenzionali, collegarsi direttamente agli elettori, usare il crowdsourcing e spingerli a candidarsi e votarsi da soli, usando le piattaforme di Casaleggio. (…) Ma non c’è nulla di nascosto, di misterioso o di magico in tutto questo. Il suo attivismo digitale probabilmente è la cosa meno misteriosa della politica italiana».

Un libertario, dunque? «Quando gli ho chiesto se nella vita pubblica ci fossero altri come lui, persone che consideri suoi pari, ci ha dovuto pensare su intensamente. Alla fine ha nominato il fondatore di Wikileaks Julian Assange e il teorico e organizzatore dei gruppi di protesta Occupy David Graeber». Quest’ultimo, notoriamente, sedicente anarchico.

 

Come il lettore può facilmente constatare, c’è molto materiale su cui sviluppare considerazioni.

Innanzitutto, come ho più volte sostenuto, anche pubblicamente, non concordo sull’affermazione che il Movimento 5 Stelle non sia un partito politico. Al contrario, a mio modo di vedere, è uno dei pochi partiti esistenti oggi in Italia. Lo affermo, sia ben chiaro, senza attribuire al termine “partito” alcun significato negativo (per quanto mi riguarda, non avrei alcun problema a definire “partito”, così come faceva Errico Malatesta, anche il movimento anarchico…).

Il Movimento 5 Stelle è un partito in quanto si è dotato di un programma politico (a differenza di molte altre forze presenti in parlamento, ridotte ormai a comitati d’affari) nonchè in quanto, al momento di prendere le decisioni che lo riguardano (e a scegliere i suoi “portavoce”), a votare sono soltanto gli iscritti e non, come avviene nelle ridicole “primarie” organizzate da altri sedicenti partiti, chiunque passi di lì.

E’ poi discutibile l’affermazione in base alla quale non avrebbe leader. E questo non tanto perché Beppe Grillo è stato “costretto”, dalla legislazione vigente in materia elettorale, a nominarsi “capo politico” del Movimento 5 Stelle, ma perché il suo ruolo, in diverse occasioni, è sembrato andare un po’ oltre a quello del semplice “garante” del rispetto delle regole liberamente accettate dagli iscritti.

Ciò non significa, naturalmente, che i fondatori non siano ideologicamente vicini alle posizioni libertarie: Beppe Grillo, notoriamente, era grande amico di Fabrizio De André, che è sempre stato (a modo suo) anarchico. Quanto a Casaleggio, a quanto pare, rivendica un’affinità con David Graeber, pensatore spesso confuso e contraddittorio che tuttavia, da un bel pezzo, si dichiara anarchico (e tale viene considerato dai settori sedicenti ortodossi del movimento).

Ma vengo ora alla questione che mi interessa maggiormente: il riferimento alla Carta del Carnaro.

Mi fa molto piacere che Casaleggio l’abbia letta, così come mi fa piacere che sappia che fu redatta (in prima stesura) con il contributo fondamentale di Alceste De Ambris il quale, uscito dall’organizzazione su posizioni interventiste, era stato precedentemente segretario nazionale dell’Unione Sindacale Italiana. Mi dispiace invece che la Carta venga definita (equivoco nel quale cadono anche alcuni libertari) una “costituzione anarcosindacalista”. Infatti, anche spogliandola dalle buffe frasi con la quale fu condita, nella stesura finale, da Gabriele D’Annunzio, la Carta del Carnaro risulta sì straordinariamente moderna (per l’epoca nella quale venne scritta) ma di certo non anarcosindacalista e, a leggerla attentamente, neppure socialista e libertaria.

Molto chiaro in tal senso è l’articolo IX, dedicato alla proprietà privata: questa infatti non viene abolita, e neppure limitata all’abitazione, all’arredo, agli oggetti d’uso ed agli attrezzi necessari all’esercizio della professione. Ci si limita ad affermare che:

“Lo Stato non riconosce la proprietà come il dominio assoluto della persona sopra la cosa, ma la considera come la più utile delle funzioni sociali.

Nessuna proprietà può essere riservata alla persona quasi fosse una sua parte; né può esser lecito che tal proprietario infingardo la lasci inerte o ne disponga malamente, ad esclusione di ogni altro.

Unico titolo legittimo di dominio su qualsiasi mezzo di produzione e di scambio è il lavoro.

Solo il lavoro è padrone della sostanza resa massimamente fruttuosa e massimamente profittevole all’economia generale”.

Affermazioni generiche, non dissimili da quelle contenute nella successiva Costituzione della Repubblica Italiana, e come esse destinate a non avere effetto alcuno.

E se socialista non è, la Carta del Carnaro non è neppure libertaria: potrei dimostrarlo con ricchezza di particolari, ma sarà sufficiente, a tale proposito, riportarne integralmente la parte relativa alla figura del “comandante”:

“XLIII - Quando la Reggenza venga in pericolo estremo e veda la sua salute nella devota sintonia d’un solo, che sappia raccogliere eccitare e condurre tutte le forze del popolo alla lotta e alla vittoria, il Consiglio nazionale solennemente adunato nell’Arengo può nominare a viva voce per voto il Comandante e a lui rimettere la potestà suprema senza appellazione.

Il Consiglio determina il più o men breve tempo dell’imperio non dimenticando che nella Repubblica romana la dittatura durava sei mesi.

XLIV - Il Comandante, per la durata dell’imperio, assomma tutti i poteri politici e militari, legislativi ed esecutivi.

I partecipi del Potere esecutivo assumono presso di lui officio di segretarii e commissarii.

XLV - Spirato il termine dell’imperio, il Consiglio nazionale si raduna e delibera di riconfermare il Comandante nella carica, oppure di sostituire in suo luogo un altro cittadino, oppure di deporlo, o anche di bandirlo.

XLVI - Ogni cittadino investito dei diritti politici, sia o non sia partecipe dei poteri della Reggenza, può essere eletto al supremo officio”.

Premesso che non mi scandalizzerebbe che una costituzione libertaria prevedesse la figura di un “comandante” eletto dal popolo, limitatamente al tempo necessario per coordinare azioni urgenti, appare evidente che la figura descritta, più che un “comandante”, è un vero e proprio “dittatore”, dotato della facoltà di disporre per mesi di un potere assoluto e ridurre chiunque altro, nella migliore delle ipotesi, a suo segretario.

Concludendo: sottolineiamo pure l’innegabile modernità di alcuni aspetti della Carta del Carnaro (che attribuisce, tra l’altro, con molti anni di anticipo rispetto alla Costituzione repubblicana, pari diritti a maschi e femmine), nonchè il contributo che, in tal senso, dettero Alceste De Ambris e i suoi seguaci, ma non spacciamola (cosa che, purtroppo, anche alcuni compagni fanno), per costituzione libertaria o, peggio, “anarcosindacalista”.

 


 

 

 

 

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