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Categoria: Teatro
Creato Giovedì, 01 Settembre 2011

Zauberteatro "Mitica!", recensione di Eugen Galasso (n°138)

Autore e regia: Paolo Lelli

Interpreti: Massimo Grigò (la guida), Eleonora Lelli (la parrucchiera), Francesco Mancini (Perseo, Ulisse, Edipo), Claudio Spaggiari (Medusa, Sirena, Sfinge), Bernard Vandal (cinghiale mitico, asino calcolante, centauri).

Medusa ha una parrucchiera e un “ganzo” un po’ snobburino di nome Perseo

(nel mito Perseo è l’eroe e semidio che recide il capo di Medusa, una Gorgone, un mostro che con il suo sguardo pietrifica gli incauti che la guardano....), Edipo è un ragazzetto-scolaretto, Ulisse un nauta, un navigante in crisi, che chiama, senza raggiungerla (“non c’è campo”) la moglie Penelope, la Sirena è una provocante donna-pesce incavolata con il mondo intero, la Sfinge una sfigata para-maestra impegnata a spiegare al terribile Edipo gli enigmi. No... in realtà è impegnata a  porgergliene di più difficili, per fregarlo, quando lui, invece, risolve quelli “per adulti, a doppio senso”, e quando gli si chieda il teorema di Pitagora risponde tranquillamente: “un so ‘na sega”.

Satira? No, di direttamente politico c’è ben poco, semmai c’è la comicità; un po’ quella che, per motivi anagrafici, non recuperiamo se non indirettamente, con la TV di riporto, quella di “Giove in doppiopetto”, per fare solo un titolo, con Carlo Dapporto che faceva uno Jupiter donnaiolo a caccia d’avventure sulla terra (della premiata ditta Garinei-Giovannini), ma con in più la surrealtà fiorentina (non dirò surrealismo, che è un movimento culturale preciso del Primo Novecento, fondato da André Breton e Louis Aragon), più cattiva di ogni commedia musicale possibile. Un humor spiazzante, cui i giochi da burattinaio e scenici di Bernard Vandal, francese, anzi quebeçois, attivissimo anche in Italia con “Teatrolà”, con il suo compagno Alessandro Grisolini, conferiscono un rilievo particolare. Fa l’asino calcolante, il Centauro e il super-Cinghiale, senza che mai si veda, in quanto sempre mascherato. Da rilevare, poi, la prova eccelsa di Francesco Mancini, travolgente nei ruoli sopra elencati, da un beffardo e un po’ cinico Ulisse a un  infantile Edipo, giocando di mimica ma anche di parola, con un simil calabro-sardo reinventato per l’insinuante Perseo viveur, ma poi sempre con un fiorentino sanfredianese quando si prodiga quale Edipo e Ulisse; benissimo, parallelamente, Claudio Spaggiari, en travesti come Medusa, Sirena e Sfinge, con un cinismo che in Sirena raggiunge vette estreme... Bene anche, in un ruolo più contenuto, la parrucchiera Eleonora Lelli, che fa la chiacchierona con Medusa, dove naturalmente ogni buona parrucchiera, da quando la professione esiste come tale, almeno dalla modernità in poi, è obbligata per contratto a chiacchierare...

Modernizzazione comica e ironica del mito: un modo, forse l’unico, per riproporlo, riaffermarlo. Ma un’ultima annotazione s’impone: lo spettacolo si è svolto, a Firenze, nel bellissimo parco di Villa Fabbricotti, ricchissimo di fauna e flora, architettonicamente pregevole (esiste fin dal Trecento, vari rifacimenti sono ottocenteschi). E’ itinerante, ma l’illuminazione, stavolta, era scarsa a causa della crisi, come anche dei conflitti di competenze. 

Ecco allora che si ritorna al tema principe di una rivista come Cenerentola, cioè la politica. Nulla cambia, a destra o a sinistra, quando la volontà è quella che è, cioè pronta ai tagli; dove cultura e spettacolo, che sono un’endiadi, una cosa sola, sono quasi sempre agnelli sacrificali, talora vacche da mungere, se preferite un’altra metafora.

 

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