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Categoria: Teatro
Creato Venerdì, 01 Aprile 2016

Paolo PoliIn morte di Paolo Poli, di Irene Carrubba e Eugen Galasso (n°189)

Quando si scrive di un amico morto, si è inevitabilmente sgomenti, atterriti: è il caso di Paolo Poli, scomparso da pochissimo a Firenze, alla soglia degli 87 anni, grande attore e regista (ma anche autore) irriverente del teatro italiano, che sapeva fondere malinconia, autoironia e humor in modo mirabile, leggendo le fiabe in televisione, ma anche prendendo spunto da autori diversissimi, come Carlo Lorenzini alias Collodi (“Pinocchio”), Aldo Palazzeschi (“Aldino, mi cali un filino”), Jonathan Swift (“I viaggi di Gulliver”), Anna Maria Ortese (“Il Mare”), Giovanni Pascoli (“Aquiloni”, lo spettacolo più recente).

Coltissimo, laureato in letteratura francese (tesi su Henry Becque), capace di trasformare in chiave comica e grottesca la vita di santi come Rita da Cascia e San Gregorio, attingendo dalla “Legenda aurea” di Jacopo da Varagine e da altre fonti, Poli, che conservava comunque una chiave di profonda religiosità, ignota/incomprensibile a parlamentari bigotti come Oscar Luigi Scalfaro (che aveva denunciato per blasfemia lo spettacolo sulla santa), sapeva fondere genialmente teatro, musica (cantava benissimo, virtù quasi sempre ignota agli attori italiani), balletto.

A differenza di molti attori e primedonne di ogni genere, aveva saputo formare allievi meglio di tanti, dove la “scuola”, non ufficialmente dichiarata, era presente ed efficace.

Paolo Poli, alfiere della fiorentinità antiretorica e profondamente sentita, ad un tempo popolare e colta, sapeva porgere con estrema finezza anche la parolaccia, a differenza dell’irruzione “volgare” della stessa in altri, per esempio, molto spesso anche nel teatro iperosannato (e iperpolitico) di Dario Fo.

Alieno dalla politica politicante e dalla retorica “sinistrese” come da quella dei “movimenti situazionali” per esempio gay, dichiarava ed esprimeva tranquillamente la propria omosessualità, scandalo per gli sciocchi e follia per i borghesi “patinati” che magari coltivano inconsciamente tali sogni.

È stato grande interprete (e non solo, come si è detto sopra) di teatro, ma anche di televisione e di cinema, capace di portare in queste forme di spettacolo, generalmente “meno vive” quel quid di novità che altrimenti è difficile da riscontrare, visti gli ingabbiamenti e i blocchi dati da Auditel e botteghino...

Non si può non chiudere con un ricordo personale: qualche anno fa Eugen gli ricordava la scomparsa del grande Luigi Baldacci, storico della letteratura e critico letterario, suo compagno di università e amatissimo professore di Eugen, accentuando l’elemento della scomparsa improvvisa, avvenuta repentinamente nell’estate del 2002, subito dopo una cena con Enzo Siciliano ed altri amici; Paolo Poli gli aveva prontamente risposto: “Ma vuoi mettere una morte così, avvenuta senza sofferenza, con una morte programmata, sospesa a migliaia di fili e di macchinari?”. E naturalmente aveva ragione lui.

 

 

 

 

 

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