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Categoria: Teatro
Creato Mercoledì, 01 Aprile 2009

Dove andremo a finire?, recensione di Eugen Galasso (n°112)

di Enrico Vaime e Massimo Bagliani  

con Massimo Bagliani 

regia di Enrico Vaime    

Il custode di un teatro destinato a “implodere” per far posto a un centro commerciale, amante del teatro, drammaturgo e attore fallito, fantasista (come poi realmente - solo per quest’ultimo aspetto, ovviamente - lo stesso Massimo Bagliani) rimane prigioniero alla vigilia di Ferragosto, per una questione di chiavi

, con il pericolo di  venir fatto implodere il giorno dopo insieme a tutto il teatro. Invoca l’aiuto d’altri ma...  nel frattempo, suona al piano e canta canzoni come “Piove” di Modugno e altre del repertorio novecentesco italiano; ma anche “A la bicyclette”, portata al successo da Yves Montand, “The Great World”, di cui ci ricorda essere null’altro che la trasposizione di “La belle vie” di Sacha Distel, chansonnier e play-boy forse troppo dimenticato (come chansonnier, certo). 

One-man-show (diremo meglio monologo, perché Bagliani critica duramente ogni anglicismo),  satira antiberlusconiana, con accenni vari - persino i “marziani” che salverebbero il protagonista sembrano Berlusconi, Brunetta e altri membri del governo -, ma anche vera e propria pièce godibile, fecondamente  altalenante tra humor e suspense (la porta s’aprirà o meno?), per come la regia di Vaime, vecchia volpe del varietà e del teatro comico italiano, come le capacità interpretative di  Bagliani  gestiscono lo spazio scenico, con entrate e uscite calibratissime.

Altre cose sono francamente un po’ convenzionali (il direttore artistico che non capisce nulla di teatro, il capo dell’opposizione che replica o quasi il potere del governo), ma in complesso il tutto regge, anche per merito della grande esperienza di Vaime, “qualunquista di sinistra” che però sa far ridere, specie quando lavora in coppia. Il commediografo e umorista perugino, ormai romanizzato da molto tempo, sa fare le cose con competenza, ma molti temi (anche quelli relativi all’esperienza di vita) sono rielaborazioni critiche del vissuto di Bagliani.

Un’altra chicca da citare, oltre alle canzoni in (volutamente) pessimo inglese, ma in ottimo italiano e in buon francese: la netta preferenza per l’inferno, rispetto al paradiso (troppo noioso), dove infatti stanno personaggi come Hemingway,  Marilyn Monroe, Garibaldi. 

Da apprezzare, da frequentare, certo anche da criticare, ma nell’accezione letterale del termine. Ciò anche per l’uso minimalista degli oggetti di  scena.

Spettacolo degnissimo, è una bella metafora di vita e teatro, non necessariamente identificati.   

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