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Categoria: Teatro
Creato Mercoledì, 01 Aprile 2009

Finzioni, recensione di Eugen Galasso (n°112)

tre atti unici di Luigi Pirandello, Dino Buzzati, Eduardo De Filippo, messa in scena della Compagnia Italiana di Prosa, regia di Saverio Soldani

interpreti: Saverio Soldani, Mariano Nieddu, Raffaella Tagliabue.

E’ dell’assurdità del cosiddetto reale, di una realtà spacciata per buona per non far inquietare (e magari smettere di lavorare) la gente che parlano questi tre atti unici: uno di Pirandello, nato come novella e poi diventato pièce teatrale, “La Signora Frola e il Signor Ponza suo genero”, 1915; l’altro del non meno grande Dino Buzzati, “L’Aumento”, 1961; poi “L’amicizia” di Eduardo De Filippo, del Dopoguerra, ma scritto in napoletano negli anni Trenta.

Come dice Soldani nella sua inusuale presentazione orale, si tratta di far riflettere le persone sulla falsa dicotomia realtà-finzione, dove naturalmente sovvengono le  borgesiane Ficciònes. 

In “La signora Frola”, minicommedia della follia, che poi diventerà, due anni dopo, il “Così è se vi pare”,  si parla di pazzia, appunto, dove non si sa se la “pazza” sia la signora Frola, la suocera, oppure il genero Ponza: l’una crede la figlia viva e reclusa dal genero per gelosia, mentre lui ritiene sia morta la prima moglie, appunto figlia della Frola. Dietro, sicuramente, c’è la follia (morì reclusa in manicomio) della signora Pirandello, ma anche e soprattutto il gioco realtà-fantasma, espressamente citato in questo testo, senza bisogno di aspettare Jacques Lacan e analoghe teorizzazioni...

L’autore fantastico, e giornalista, Buzzati scrisse non solo romanzi e racconti, ma anche teatro (“Settimo piano”, “La rivolta contro i poveri”, “I suggeritori” etc.). Questo testo, “L’aumento”, del 1961, quindi dell’epoca del boom (solo per pochi, si sa), parla di una moglie che costringe il marito a farsi dare un aumento perché vuole il visone; il marito l’aumento lo chiede e però, causa ristrutturazione, dovrà accontentarsi di una decurtazione di stipendio...

In “L’amicizia”, una persona abbastanza anziana, accudita dalla sorella, sembra morire, quando arriva un amico /nemico avvocato... che dalla sorella del morente sarà costretto a impersonare tanti ruoli di persone care. Solo che il finale rovescia ogni situazione attesa... quasi come in un thriller.

Oltre la produzione di senso da dimostrare, cosa che riesce molto bene, la compagnia ci mette veramente del buon teatro: regia e messa in scena essenziali, costumi e scenografie ridotti al minimo, ottima mimica e gestualità, proprio da famiglia dell’arte: alla scuola di Soldani, egli stesso sempre impegnato anche come attore, anche Nieddu e la Tagliabue risultano pieni di chances e di risorse teatrali.

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