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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 01 Luglio 2023

Luigi XV, penultimo re di FranciaBerlusconi è morto, abbasso Berlusconi! di Luciano Nicolini (n°265)

«Le roi est mort, vive le roi!» (è morto il re, viva il re!).  Questa era in Francia, prima della grande rivoluzione del 1789, la formula usata per annunciare al popolo la morte del re e la nomina del suo successore, al fine di ribadire la continuità ininterrotta della monarchia.

Poiché mi auguro che il berlusconismo non continui dopo la morte del suo inventore, non mi resta che dire: “Berlusconi è morto, abbasso Berlusconi!”. 

Parliamo di un uomo che è stato per mezzo secolo protagonista della vita italiana; che, inserendosi sui grandi cambiamenti sociali avvenuti grazie alle lotte degli anni settanta, ne ha stravolto il senso piegandoli alla mercificazione; che ha dominato per trent’anni la scena politica del nostro paese (e non solo); che ha governato più a lungo di qualsiasi altro presidente del consiglio nella storia della repubblica italiana.

Le cause del successo

Intorno alle cause del suo successo economico vi sono molti dubbi: si è più volte parlato di finanziamenti di origine mafiosa, e la cosa non si è mai potuta escludere. Si è più volte parlato di generosi appoggi politici da parte del PSI di Bettino Craxi, e di altro ancora. Non si può tuttavia negare che Berlusconi abbia saputo metterli a frutto, ovviamente a proprio vantaggio.

Circa le cause del suo successo politico, le cose mi sono sempre sembrate assai chiare: il muro di Berlino era da poco crollato (e con esso il cosiddetto “socialismo reale”); il governo degli USA aveva potuto finalmente liberarsi di Andreotti e di Craxi (non aveva dimenticato la notte di Sigonella, quando i carabinieri circondarono le truppe statunitensi!). A quel punto però era probabile una netta vittoria elettorale della Lega Nord (allora secessionista e antiamericana) nelle regioni dell’Italia settentrionale, con il rischio della spaccatura di un paese che il governo statunitense usa come portaerei naturale nel Mediterraneo. Gli occorreva qualcuno capace di raccogliere in breve tempo grandi consensi. E chi poteva farlo meglio del re del calcio, proprietario delle più ascoltate televisioni private?

Infatti, la “discesa in campo” di Berlusconi fu un vero trionfo.

Anche in questo caso, tuttavia, occorre ammettere che il Caimano seppe metterci del suo: seppe parlare agli Italiani in modo chiaro. Diceva soltanto bugie? Certamente, come la gran parte dei politici, ma almeno diceva bugie comprensibili alla maggioranza degli ascoltatori, che invece non capivano (e continuano a non capire) il linguaggio della sinistra e, spesso, neppure quello dei giornalisti. 

(«Cosa è una escort?», chiese a suo figlio la madre di un mio giovane amico, quando in televisione si parlava, da settimane, del caso D’Addario, definita dai giornalisti “escort di lusso”. E rimase letteralmente sbigottita quando il figlio le spiegò il significato di quel termine…).

A proposito: non si può tacere del fascino che Berlusconi esercitava sulle donne. Non si scandalizzino le femministe: è noto che le donne un po’ attempate (soprattutto nel Meridione) lo premiavano puntualmente con una valanga di voti. Ed è anche per questo che la sua carriera di premier è stata più lunga di quella di chiunque altro nei primi ottant’anni di repubblica.

Gli effetti del successo

Intorno agli effetti del suo successo si sta discutendo molto in questi giorni. La stampa di destra, ovviamente, tesse le lodi del suo operato. Non si sbilancia molto nel descriverlo, forse per evitare di evidenziare che il successo televisivo era in parte basato sulla mercificazione di mutamenti nel costume che essa aveva sempre osteggiato; e i successi politici, come si è detto, almeno inizialmente erano basati sulla sudditanza al governo degli USA. Si limita ad affermare che Berlusconi avrebbe fermato l’avanzata dei “comunisti” che, invece, in Italia, si era già fermata da un pezzo.

Anche gran parte dei dirigenti del Partito Democratico, dopo averlo a lungo demonizzato, adesso si è messa a lodare Berlusconi. Come dire: «Non era il diavolo. Lo descrivevamo come tale soltanto per poter avere, nei momenti dedicati alle spartizioni, la fetta più grande della torta». E, in realtà, ho sempre avuto l’impressione che fosse proprio così.

Non manca, per fortuna, qualcuno che fa notare come, sotto la sua guida, il nostro paese sia caduto, grazie alle sue televisioni, in un abisso di ignoranza e, grazie alle sue politiche “spregiudicate”, sia diventato una specie di Repubblica delle Banane.

Temo però che, almeno in buona parte, il nostro paese fosse già in tale abisso, e che in una Repubblica delle Banane ci avesse già da tempo trasformato la sconfitta subita nel secondo conflitto mondiale. Una sconfitta causata da un criminale, Benito Mussolini, cui era venuto in mente di dichiarare guerra addirittura agli Stati Uniti d’America, in tempi in cui il nostro era ancora un paese sovrano (quale era diventato nell’Ottocento grazie ai protagonisti del risorgimento italiano).

Nell’incentivare l’ignoranza della popolazione, Berlusconi ha certamente messo molto del suo; quanto ad inginocchiarsi davanti al governo degli USA, cui pure, come si è detto, doveva in parte il  successo, non mi sembra lo abbia fatto più degli altri. Dico bene Mr. D’Alema?

Riusciremo a liberarci dal berlusconismo?

Siamo dunque in pochi a chiedercelo, a quanto pare. Ed è difficile dare una risposta positiva. 

La mercificazione di tutto il mercificabile, della quale sarebbe ingiusto attribuire tutta la colpa a Berlusconi, ma per la quale il Caimano si è molto speso, sembra irreversibile (sembra, non è detto che lo sia) e, a livello di cultura (intesa nel senso più ampio), ha fatto danni incalcolabili. Ma è opportuno ricordare che in un “abisso di ignoranza” il paese si trovava anche prima del berlusconismo e, anzi, nel corso degli ultimi cinquanta anni la scuola pubblica (con tutti i suoi limiti) ha prodotto generazioni di giovani assai più colti di quelle che le hanno precedute. Tutto vanificato dai messaggi delle televisioni berlusconiane (e di quelle pubbliche, che vi si sono adeguate)?

Sembra improbabile.

Assai più difficile (e lo constatiamo quotidianamente) sarà liberarsi dalla sudditanza al governo degli USA che ha caratterizzato il berlusconismo. Ma in questo, come ho ricordato, Berlusconi non è stato in realtà più servile degli altri politici italiani.

Per un paese come l’Italia, fondamentale come base militare per gli USA, un nuovo risorgimento, e con esso ciò che più ci interessa, la possibilità di cambiare veramente i rapporti di forza tra le classi sociali, potrà verificarsi solo attraverso un rafforzamento dell’Unione Europea. 

Lo ribadisco sapendo di fare un’affermazione ardita, in un momento in cui i governi europei, più ancora dei popoli, si stanno inchinando a quello statunitense. Ma, francamente, per l’Italia, fatico a intravedere una via d’uscita autonoma.

 

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