Stampa
Categoria: Economia e finanza
Creato Martedì, 21 Settembre 2021

senza lavoroLa vita è fatta a scale, di Domenico Secondulfo

“La vita è fatta scale - recita un antico proverbio - c’è chi le scende e c’è chi le sale”; e le ultime stime Istat sulla povertà assoluta (Istat today, 4 marzo 2021) ci danno un’idea abbastanza chiara di come si stiano affollando le rampe che portano ai piani inferiori.

Dal 2019 al 2020 le famiglie in povertà assoluta sono passate dal 6,4% al 7,7%, per un numero complessivo di individui pari a circa 5,6 milioni  (tanto per dare una idea, nel 2008 la povertà assoluta delle famiglie era attorno al 4% e quella degli individui attorno al 3%), il che significa che in un anno più di un milione di persone si sono aggiunte all’esercito dei più poveri. Sono famiglie più numerose delle altre e, grande novità, sono famiglie in cui la persona di riferimento risulta occupata e non, come accadeva in passato, disoccupata o in precarie condizioni di occupazione;  si tratta ovviamente del ceto operaio e di buona parte dei lavoratori in proprio: i cosiddetti ‘working  poors’ regalo della deregolamentazione del mercato del lavoro. 

E se la spesa delle famiglie in generale, a parte le spese per l’alimentazione e la casa (che sono passate ad essere il 58% della spesa media famigliare mensile), vede una flessione del 19,4% in generale, possiamo immaginare cosa è accaduto e cosa sta accadendo ai 5,6 milioni di poveri vecchi e nuovi. 

Il peggioramento relativo più forte si è avuto al Nord, dove l’incidenza della povertà è passata dal 5,8% al 7,6% per le famiglie e dal 6,8 al 9,4 per gli individui; al Sud, che rimane comunque l’area col maggior numero di persone in povertà assoluta, il passaggio è stato dall’8,6% al 9,3% per le famiglie e dal 10,1 all’11,1 per gli individui. Potremmo dire che chi stava male ha continuato a star male e che chi stava meglio si è trovato a stare peggio. Infatti, la spesa media mensile delle famiglie si è ridotta del 10% al Nord, quasi del 9% al Centro, e del 7% al Sud.

Soprattutto al Nord, sono state le famiglie numerose quelle più colpite dalla crisi, ed in particolare quelle con figli minori, un fenomeno che è più una regola che una eccezione, con particolare violenza quando il numero dei familiari supera le quattro unità e sono presenti figli minori. La presenza di figli minori torna anche quando si guarda alla povertà per fasce di età: al di sotto dei diciotto anni l’incidenza della povertà è di due punti percentuali più alta che in media; sono circa 200.000 in più rispetto all’anno scorso i minorenni che quest’anno si sono trovati in condizioni di povertà assoluta. Se la passano un po’ meglio le famiglie con almeno un anziano, il cui reddito, evidentemente, aiuta la famiglia a difendersi. 

Per quanto riguarda le differenze tra stranieri e italiani, benché le famiglie straniere siano tendenzialmente molto più povere quelle italiane, in generale naturalmente, la grandissima maggioranza (80%) delle famiglie che si sono fortemente impoverite tra il 2019 e il 2020 è formata da famiglie italiane. Naturalmente, se guardiamo le percentuali le cose sono un po’ diverse, il numero esiguo di famiglie straniere rispetto alle famiglie italiane fa sì che spostamenti percentuali abbastanza simili tra i due gruppi siano il riflesso di spostamenti di famiglie e persone in carne ed ossa parecchio diversi. 

Da altre fonti (report annuale 2020 dell’Osservatorio sui consumi delle famiglie dell’Università di Verona), apprendiamo inoltre che sono sempre meno le famiglie che riescono a risparmiare qualcosa, e sempre di più quelle che devono appoggiarsi alle reti parentali, quando ci sono, per arrivare alla fine del mese. Nonostante questo, le famiglie che riescono a risparmiare lo fanno con più intensità, proprio sull’onda delle varie emergenze economiche e sanitarie e dell’incertezza che queste proiettano sul futuro, anche in ragione della  reiterata diminuzione, da ormai moltissimi anni, dell’ombrello di assistenza sanitaria pubblica.

La povertà aumenta, colpendo anche le famiglie dei lavoratori “normali” e non soltanto marginali, il risparmio cui si aggrappano le famiglie in vista di un futuro incerto aumenta; se la pandemia passerà, come mi auguro, e il timore per la propria salute non oscurerà più le preoccupazioni economiche, direi che in fondo al tunnel della pandemia ci aspetta un risveglio non proprio roseo.

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

La vita è fatta a scale, di Domenico Secondulfo (n°246) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.