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Categoria: Interviste
Creato Martedì, 21 Settembre 2021

Dora PalumboIntervista a Dora Palumbo (Sinistra Unita per Bologna), di Toni Iero

Da più di un anno a questa parte, Cenerentola ospita un dibattito sulla partecipazione dei libertari alle elezioni. Accanto a coloro che si sono dichiarati contrari e ai pochi cui piacerebbe presentare liste libertarie, alcuni  compagni si sono detti favorevoli ad appoggiare liste unitarie di sinistra che diano voce in sede istituzionale ai movimenti di base all’interno dei quali militano.

A Bologna (non per iniziativa dei libertari) una lista del genere è stata presentata alle elezioni comunali che si terranno nei giorni 3 e 4 ottobre: Dora Palumbo, che abbiamo intervistato,  ne è la candidata sindaca.

Eletta nelle liste del Movimento 5 Stelle alle elezioni comunali del 2016 a Bologna. Passata al gruppo misto nel 2018 dopo la formazione del governo giallo–verde tra Lega e M5S. Adesso ti presenti alle elezioni comunali come candidata sindaco con Sinistra Unita per Bologna, lista sostenuta da Rifondazione Comunista e Partito Comunista Italiano. C’è un filo rosso che attraversa queste scelte?

Ci tengo a precisare che sono passata al gruppo misto il 6 giugno 2018, appena il governo ha ricevuto la fiducia dalla camera dei Deputati, l’ultimo passo per la formazione dell’esecutivo avendo, qualche giorno prima, incassato la fiducia del Senato. 

Sicuramente c’è un collegamento tra la scelta che avevo fatto nel 2016 quando mi sono candidata nel M5S e quella che mi vede oggi candidata sindaca con Sinistra Unita per Bologna. Il M5S, anche se si definiva post-ideologico, nel suo programma dava importanza a temi come la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, l’attenzione allo sviluppo sostenibile, la partecipazione dal basso, la diffusione di stili di vita ecocompatibili. Si tratta di tematiche care alla sinistra che mi hanno fatto avvicinare ai 5 Stelle ed è questo il filo rosso che collega l’esperienza nel M5S con quella che sto per affrontare.

Recentemente, su questa rivista, si è svolto un serrato dibattito sulla possibile partecipazione dei libertari (in diverse modalità) alle elezioni. Tu per cinque anni hai potuto vedere da vicino il funzionamento della macchina amministrativa comunale. Cosa ne pensi dell’utilità di essere direttamente presente nelle istituzioni?

Prima di diventare attivista del M5S ho fatto parte di associazioni che si occupavano di tematiche ambientali e territoriali ritenendo che fosse più proficuo lavorare fuori dalle istituzioni. Pensavo che la cittadinanza attiva, essendo libera di esprimersi, potesse essere più incisiva rispetto a chi è nelle istituzioni. In realtà l’esperienza poi mi ha insegnato che sono importanti entrambi gli approcci. Dai banchi delle opposizioni, posso dire che ho trovato alquanto interessante dare voce alle cittadine e ai cittadini, a comitati, ad associazioni di cui ho condiviso valori e battaglie e alle lavoratrici e ai lavoratori alle prese con problemi sindacali. Ed è proprio questa collaborazione che può dare qualche risultato. Non tutte le battaglie portate avanti sono state vinte, quella che a oggi ha avuto più successo è stata la difesa dei Prati di Caprara, un bosco urbano spontaneo a poche centinaia di metri dal centro, prima destinato a diventare un outlet della moda poi, in seguito alle proteste della cittadinanza e delle opposizioni, il progetto è stato ridimensionato. Non si può cantare ancora vittoria, bisogna vedere cosa accadrà dopo le elezioni, però sicuramente la sinergia tra la cittadinanza e le forze di opposizione in consiglio comunale ha dato qualche risultato.

Ho trovato di una certa utilità anche il controllo dell’operato dell’amministrazione, funzione che sarà ancora più necessaria durante la prossima consigliatura  in vista  dell’arrivo dei finanziamenti previsti dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. Non voglio dire che la maggioranza teme le critiche dell’opposizione, teme però la diffusione della notizia. Purtroppo il mio lavoro di opposizione è stato completamente oscurato dai mezzi di comunicazione: televisione, radio, giornali non danno adeguatamente voce a tutta l’opposizione privilegiando quei partiti in qualche modo legati alle testate giornalistiche o televisive; il mio lavoro è stato veicolato soprattutto  attraverso i social.  L’informazione nel nostro Paese è un problema molto grave!

Quale è il tuo giudizio complessivo su come è stata amministrata Bologna negli ultimi cinque anni? Quali sono, a tuo avviso, i meriti e le colpe della giunta che sta per terminare il suo mandato e delle forze politiche che l'hanno sostenuta?

Un problema che ho riscontrato è la scarsa pianificazione e programmazione. Per spiegarmi meglio, vi propongo l’esempio della mobilità: in questi anni, si è lavorato in maniera puntuale, sono stati fatti interventi ed opere singole senza incasellarli in un piano generale. È stato realizzato il People Mover: la monorotaia che collega la stazione all’aeroporto e che non è in grado di  soddisfare l’utenza locale perchè il costo del biglietto della navetta è piuttosto elevato (oggi una corsa costa 8,70 euro, importo destinato a crescere). Le cittadine e i cittadini bolognesi preferiscono servirsi del taxi, se si viaggia in due costa grosso modo quanto il People Mover, con il vantaggio che il taxi arriva sotto casa. Inoltre, a causa del contratto che il Comune ha stipulato con il concessionario, nessun altro mezzo potrà collegare il centro con l’aeroporto, neanche un autobus di linea. C’è poi da aggiungere che, se i passeggeri sono al di sotto 710 mila all’anno, il Comune deve ripianare le perdite, per contratto!

Anche il Passante di Bologna, che consiste nell’allargamento della tangenziale e dell’autostrada in sede, non è inserito in una pianificazione. Il progetto è nato nel 2016, prima era in auge un progetto, anch’esso discutibile, che vedeva la costruzione dell’autostrada a nord della città, il cosiddetto ‘passante nord’. 

E poi le piste ciclabili: si è cominciato a disegnare linee bianche sulle strade e sui marciapiedi spacciandole per piste ciclabili.

La mobilità va pianificata, bisogna innanzitutto avere chiaro quali sono i  flussi per individuare le soluzioni perchè la città,  non solo Bologna ma l’intera città metropolitana, abbia un trasporto efficiente e poco inquinante dando la possibilità ai diversi utenti di scegliere la soluzione che gli è più congeniale.

Solo un anno fa sono stati elaborati il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) dalla Città Metropolitana e il Piano Generale del Trasporto Urbano (PGTU) dal Comune, con i quali un’opera tipo il passante risulta essere in contraddizione. Infatti il PUMS prevede la riduzione del 40% delle emissioni da traffico attraverso la riduzione del 28% del traffico motorizzato privato. Il che significa che per raggiungere l’obiettivo dovranno essere effettuati con altre modalità 440.000 spostamenti in auto al giorno in palese contraddizione con l’allargamento dell’asse autostrada/tangenziale. 

C’è da aggiungere poi che anche quando esiste una pianificazione non viene presa in considerazione. È il caso del Piano di adattamento climatico, in cui l’amministrazione riconosce le funzioni igienico sanitarie ed ecologiche che riveste il  verde pubblico in termini di depurazione dell’aria, produzione di ossigeno, abbattimento del particolato aerodisperso, diminuzione dell’inquinamento acustico, azione termoregolatrice del microclima della città, ma nei fatti decide di costruire un quartiere al posto di un bosco urbano, i Prati di Caprara, di cui ho già detto.

Un’altra colpa che ha la giunta è quella di aver attuato un progetto fallimentare di città che mira a creare solo valore economico (una cosa simile ha interessato i centri urbani di molte altre città italiane): distese di tavolini invadono lo spazio pubblico, che non viene più considerato come luogo di socialità, ma è utilizzato al fine di massimizzare il profitto. 

Ho partecipato ad alcuni incontri preparatori a questa tornata elettorale. Ho rilevato una significativa carenza di analisi da cui deriva anche una modesta capacità propositiva. Mi sembra che le forze politiche tradizionali siano ormai sprovviste di una loro visione della città. Spesso si accontentano di prestarsi a rappresentare gli interessi economici dei propri clienti e dei gruppi di potere. Quale è la tua idea di città? Come vorresti che “funzionasse” Bologna?

Concordo con te: è quello che si percepisce anche in consiglio comunale.

La mia idea di città è connessa a quella che hanno tutti coloro che la amano. Bologna è soprattutto la città della cultura, quella che ha fondato la prima università degli studi; in secondo luogo una città progressista, quella che per prima, nel medioevo, ha liberato gli schiavi, quella in cui da tempi ancora più antichi le donne hanno goduto di una posizione migliore che nel resto dell’Italia. Tale deve rimanere. 

Nell’ultimo secolo è stata, ed è tutt’ora, una citta manifatturiera e, da alcuni anni, sta iniziando ad attirare turisti: anche queste cose sono positive, e le si può favorire attraverso l’erogazione di servizi da parte del Comune (servizi, non finanziamenti alle imprese!) a patto che tutto ciò non vada a scapito della vivibilità.

Bologna ha tutti gli ingredienti per essere una città vivibile e in un passato recente lo è stata. Ritengo necessario che ogni quartiere sia curato e non sfruttato come avviene oggi. Ogni quartiere deve essere un  “centro città”  con  negozi al dettaglio, attività ricreative, servizi e occupazione. Piste ciclabili, passaggi  pedonali  integrati  e un trasporto pubblico economico devono poter collegare questi centri.

Quali sono, secondo te, i principali problemi che impattano sulla tua idea di città? Quali sono i principali provvedimenti che, in particolare a livello comunale, ti sentiresti di proporre a fronte di questi problemi?

L’inquinamento atmosferico impatta gravemente su tutta la città: Bologna ha obiettivi ambiziosi da raggiungere, il Comune ha assunto la dichiarazione di emergenza climatica ed ambientale con la quale ha dichiarato che nel 2030 avremo zero emissioni di CO2  equivalente  nella città metropolitana, con  l’obiettivo intermedio di ridurre la CO del 50% entro il 2025. Una dichiarazione che ho sostenuto e che, qualora venga rieletta, mi impegno fin d’ora a far sì che non rimanga sulla carta.

Alcuni quartieri subiscono anche un forte inquinamento acustico a causa della presenza di un aeroporto che cresce a dismisura. Nel 2019, con oltre 9 milioni di passeggeri è risultato essere il settimo aeroporto italiano per traffico. 

È inoltre necessario intervenire urgentemente per affrontare la crisi climatica e migliorare la salute delle cittadine e dei cittadini. Mobilità a basso impatto, gestione attenta del territorio, verde pubblico, tecnologie integrate e controllo delle emissioni inquinanti. Incentivare il trasporto non motorizzato: le aree urbane devono diventare accessibili per chi si muove a piedi o in bicicletta. I percorsi per pedoni e ciclisti devono essere resi sicuri e, perchè no, anche gradevoli dal punto di vista estetico. 

Occorre aumentare il verde urbano ed eseguire una buona manutenzione dell’esistente per evitare drastici tagli di alberi adulti come avvenuto recentemente.

Per attutire l’impatto dell’aeroporto bisognerebbe cominciare a diminuire il traffico aereo. Cosa si può fare per ridurre il numero di aerei? Cosa si fa all’estero? Mi rendo conto che non è una competenza comunale, ma bisogna chiedere al governo di intervenire. 

In Francia il Parlamento ha approvato una legge per eliminare i voli su tratte  percorribili in treno in  due ore e mezzo. Questo provvedimento fa parte di un pacchetto di misure finalizzate alla riduzione di emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990. 

È poi indispensabile arrestare il consumo di suolo: l’aumento della copertura artificiale del suolo comporta la perdita di importanti funzioni naturali (produzione di alimenti, regolazione del clima, stoccaggio del carbonio, controllo della qualità dell’acqua, protezione dai fenomeni estremi…). Il rapporto  “Consumo di suolo, le dinamiche territoriali e i servizi ecosistemici” del 2021, redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), mette in evidenza come continuiamo a trasformare il territorio con una velocità importante. Neanche il 2020 ha rallentato  le colate di cemento: quando tutto era fermo a causa della pandemia c’è stata in Italia una perdita di più di 56 chilometri quadrati, più di 15 ettari al giorno. E tra le zone maggiormente interessate dal fenomeno c’è anche Bologna.

L’analisi dei dati mostra come non esista una relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche demografiche, cosa che puntualmente faccio notare in consiglio comunale o durante le commissioni quando si parla di nuove costruzioni.

Di grande importanza è poi il capitolo lavoro: è sotto gli occhi di tutte e tutti che il posto di lavoro è diventato sempre più precario, flessibile, a tempo e mal pagato. Le politiche attive sul territorio tendono a creare lavoro di bassa qualità, questo comporta l’espatrio di lavoratrici e lavoratori qualificati sia per quanto riguarda il lavoro intellettuale che manuale.

Molti servizi pubblici sono gestiti tramite appalti; questo accade soprattutto nelle partecipate o nelle aziende del Comune: una modalità che ha fatto peggiorare le condizioni di lavoro e la qualità dei servizi offerti. Tali attività vanno assolutamente internalizzate.

 

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