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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 05 Aprile 2021

Fulci TalksFulci Talks – Conversazione uncut con Lucio Fulci, recensione di Luca Baroncini (n°242)

Documentario di Antonietta De Lillo

Chi era Lucio Fulci? Un regista di film scollacciati, orrorifici, western, thriller, comici, il cosiddetto “cinema di genere” che imperava in Italia durante gli anni ‘70 e in parte ‘80? Un solido professionista poco incline alle etichette? L’autore di almeno tre film diventati di culto e ancora oggi studiati ed emulati (“Non si sevizia un paperino”, “Sette note in nero” e “Zombi 2”)? 

Nel documentario di Antonietta De Lillo a lui dedicato il regista romano, scomparso ormai da venticinque anni, si definisce in tanti modi, tra cui anche “mite anarchico”: “Nei miei film regna quasi sempre un’assoluta anarchia”, afferma Fulci, “anche quelli con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia sono anarchici!”. 

L’operazione compiuta dalla regista napoletana è molto interessante perché si fonda sul principio del riuso, da non confondere con il riciclo. Attraverso il riuso, infatti, si dà vita nuova a un materiale nato con altre finalità. E così la regista ripesca un’intervista a Lucio Fulci, commissionata per ottenere ritratti di artisti ed effettuata trenta anni fa insieme al critico Marcello Garofalo, trasformandola in qualcosa di completamente diverso.

L’idea è proprio quella di realizzare un lavoro nuovo e inedito finalizzato a raccontare un personaggio solo attraverso le sue parole. Nessuna immagine di repertorio accompagna infatti il flusso di coscienza a cui si abbandona il regista nell’intervista, solo qualche effetto speciale per datare un po’ le immagini. Una scelta rigorosa, ma voluta e consapevole, in cui il cinema, attraverso le parole di Fulci e il suo eloquio colto, ironico e spumeggiante, va alle origini: ci fa immaginare. Ciò che emerge è uno spirito libero, fiero delle sue contraddizioni e con un’idea ben chiara di cosa sia il cinema: un linguaggio universale dove le barriere di genere e di gusto sono solo invettive critiche figlie di un determinato periodo storico e dell’ideologia imperante al momento, prive quindi di qualunque oggettività. Un grande rammarico di Fulci, si evince dalle sue parole, è stato quello di essere considerato un regista di serie “B”, perché al servizio di film non considerati d’autore. Un conflitto, quello alla base dell’autorialità, che anima ancora molti salotti, decide dove indirizzare lo sguardo e consente a una nicchia critica di abbandonarsi al vezzo della periodica rivalutazione di un passato a suo tempo evitato come la peste. 

Fulci parla a ruota libera di tutto questo, ma anche di molto altro, e il documentario riverbera il suo pensiero con grande rispetto e complicità. L’immagine che l’opera ci trasmette è quella di un uomo attento a sondare il presente e a dare voce al disagio sociale ed economico attraverso un cinema mai ombelicale, ma capace di guardarsi intorno e di cogliere un sentire contemporaneo attraverso l’arma della creatività. 

“Chi sono gli zombi?”, gli viene chiesto, “Sono gli uomini di potere!” è la sua risposta. Allora come adesso. 

Il documentario è stato presentato in anteprima al Noir Film Fest ed è disponibile in streaming su CG Digital e Chili. 

 

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