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Categoria: Cinema
Creato Martedì, 27 Aprile 2021

Il palazzo di Manhattan in cui è ambientata la serieFriends, recensione di Luca Baroncini (n°243)

Ci sono serie televisive unanimemente celebrate che però non hai, pardon avevi, mai visto. E così, complice una situazione pandemica che costringe a una vita per lo più casalinga e una curiosità che avevi sempre lasciato sonnecchiare, ti decidi a guardare tutte le dieci stagioni, e 236 episodi, di “Friends”. 

È una delle sitcom (che sta per “situation comedy”, cioè serie televisive caratterizzate da poche ambientazioni) più famose della storia della televisione americana, trasmessa sulla NBC dal 1994 al 2004. Un successo crescente, poi esteso a tutto il mondo, che ha portato i personaggi a diventare compagni di vita e gli attori a ritrovarsi star strapagate, con la puntata finale, trasmessa il 6 maggio 2004, vista in America da 52,5 milioni di persone (quarto posto tra gli episodi finali più visti di sempre, ben lontano però dai 106 milioni di M*A* S*H). 

Gli episodi raccontano il quotidiano di sei amici, tre uomini (Ross, Chandler e Joey) e tre donne (Rachel, Monica e Phoebe), quindi affetti, aspirazioni, lavoro e contingenza, ed è ambientata tra due appartamenti, in un condominio di Manhattan, e la caffetteria Central Perk. Iniziato così per caso, è diventato, negli otto mesi dedicati a colmare la lacuna, un momento di complicità con mio figlio e un appuntamento defatigante tra le incombenze del quotidiano. 

Perché funziona e ha lasciato un segno così indelebile nell’immaginario, tanto da essere ancora oggi conteso a suon di milioni di dollari dalle piattaforme streaming più importanti? Beh, intanto perché è scritto benissimo, pone, come da tipica struttura di prodotti analoghi, una crescita dei personaggi nell’arco di ogni stagione a cui si affianca una situazione da gestire o risolvere in ogni puntata, ma non c’è quella fretta di concludere che spesso rende meccanici e scontati gli sviluppi: nonostante il minutaggio breve (poco più di venti minuti è la durata di ogni puntata), i protagonisti si prendono il loro tempo per maturare decisioni e consapevolezze. Ciò che funziona, poi, è proprio la caratterizzazione dei singoli personaggi, tutti un po’ sopra le righe e tipizzati, ma anche molto umani nelle loro debolezze, fragilità e pure meschinità. Inoltre è molto divertente, le battute fanno davvero ridere e si finisce per affezionarsi ai personaggi, soprattutto ai loro difetti. 

Poi probabilmente, nonostante l’apparenza progressista (amori lgbt anche se non tra i protagonisti, uteri in affitto e una dichiarata libertà  di costumi),  alcune situazioni oggi avrebbero un trattamento diverso (ad esempio le battute sul peso di Monica, o gli atteggiamenti omofobi di Chandler per rivendicare la sua eterosessualità), sotto sotto la tradizione impera e il matrimonio (a quello di Monica e Chandler è dedicata un’intera stagione) resta il fine ultimo di un rapporto di coppia. Però occorre contestualizzare e lo spunto è anche interessante per capire come i tempi siano cambiati.

Nell’aprile 2021 l’intero cast si è riunito a Burbank, in California, sede del set originario, per una reunion che non si tradurrà in una nuova stagione, ma in una sorta di nuova eccezionale puntata. Diciassette anni sono passati per i personaggi, per gli attori che li interpretano e anche per noi. Che rimpatriata, quindi, sia. Avendo recuperato la serie solo negli ultimi mesi l’effetto sarà per me meno dirompente, ma la curiosità è comunque tanta.

 

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