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Categoria: Cinema
Creato Martedì, 27 Aprile 2021

Three Identical Strangers posterThree Identical Strangers, recensione di Luca Baroncini (n°243)

di Tim Wardle

Sul nostro sviluppo hanno la meglio la natura oppure l’ambiente culturale, l’educazione e l’affetto che riceviamo? Di questo annoso e sempre attuale dilemma parla l’interessante documentario di Tim Wardle, vincitore al Sundance 2018 e inserito nel vasto e dispersivo catalogo di Netflix. 

La storia, vera e documentata, ha dell’incredibile. Un giorno, per caso, entrando in un campus a New York e vedendo che persone sconosciute lo salutano e abbracciano, il diciannovenne Robert scopre di avere un gemello, Edward; sono stati separati alla nascita e adottati da due famiglie diverse. Sono gli anni ’80, tutti leggono ancora la carta stampata e la notizia dei due gemelli che si ritrovano fa il giro del paese portando a un’altra pazzesca scoperta. I gemelli sono in realtà tre, c’è infatti anche David. I tre si ritrovano quindi dopo i primi venti anni vissuti separatamente e si rendono conto di condividere, oltre allo stesso aspetto fisico, anche gusti, movenze, attitudini, insomma, si sentono come tessere di uno stesso puzzle. 

Da questa premessa sensazionalistica, che all’epoca diventò in U.S.A. un caso mediatico trasformando i tre ragazzi in star televisive (con tanto di comparsata in “Cercasi Susan disperatamente” accanto a Madonna), scaturisce però altro. 

I toni leggeri sfumano infatti in un andamento quasi thriller e al “Carramba! Che sorpresa!” subentra una sorta di inchiesta giornalistica che rivela dettagli sempre più inquietanti: e se dietro alla vicenda ci fosse un disegno preciso per svolgere studi comportamentali e scientifici?

Raccontare di più sarebbe però togliere gusto alla visione. 

Il primo pregio del documentario è squisitamente cinematografico. Riesce infatti, attraverso una combinazione di materiale di repertorio, qualche ricostruzione e interviste contemporanee, a creare una narrazione appassionante, dovuta soprattutto alla capacità di dosare con equilibrio, e sottile strategia, le informazioni da dare allo spettatore. In fondo i fatti potevano essere sintetizzati in un breve trafiletto di giornale, invece diventano materia visiva dal forte impatto. 

Il secondo punto a favore dell’opera è invece relativo ai temi affrontati. Sondando tre differenti personalità, e gli eventi di cui sono state loro malgrado protagoniste, il documentario approfondisce l’eterno conflitto tra sperimentazione e limiti etici, conoscenza e rispetto della vita altrui, e ci racconta qualcosa in più sui rapporti tra ereditarietà e ambiente. 

Cosa ci porta a essere quello che siamo? I geni oppure l’educazione ricevuta? 

Dove si formano i nostri fantasmi interiori, quelli che rischiano di guastarci la vita una volta cresciuti?

L’amore dei genitori, la loro vicinanza, il loro sostegno, quanto incidono sul nostro modo di essere e di percepire la realtà e gli eventi della vita? 

Domande di difficile risposta che però il diverso destino di Robert, Edward e David, già in parte racconta. 

 

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