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Categoria: Cinema
Creato Sabato, 12 Giugno 2021

Si vive una volta solaSi vive una volta sola, recensione di Luca Baroncini (n°244)

di Carlo Verdone 

con Carlo Verdone, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Max Tortora

Pronto per arrivare nelle sale cinematografiche italiane nel febbraio 2020, il nuovo film di Carlo Verdone è stato bloccato dalla pandemia e a lungo posticipato. Non lo si è fatto uscire alla riapertura del 15 giugno 2020, e nemmeno nella ripresa autunnale prima della seconda ondata di covid.

La riapertura dei cinema del 26 aprile 2021 pareva la sua naturale destinazione, ma in coincidenza con il riaccendersi degli schermi, probabilmente a causa di accordi pregressi, il film ha saltato la sala cinematografica per arrivare direttamente in streaming su Amazon Prime. Una scelta, perlomeno di tempi, non proprio lungimirante, anche in relazione alle frequenti dichiarazioni di amore per il cinema in sala dello stesso Verdone. 

Appena visto il film l’interrogativo che ci si pone è però: ma davvero si puntava su questo (brutto) film per fare accorrere il pubblico a frotte nei cinema? La storia racconta di quattro colleghi di lavoro e amici che compongono un’equipe medica di alto livello. Hanno vite private un po’ scombinate e per tre di loro il massimo divertimento è bullizzare il quarto del gruppo, l’anestesista Amedeo Lasalandra, ridendo sempre di lui e mai con lui. Quando i tre scoprono che ad Amedeo restano pochi mesi di vita, decidono di organizzare un’ultima vacanza insieme, in modo da informarlo nella migliore delle cornici.

Già le premesse scricchiolano assai, ma il colpo di grazia è dato dagli sviluppi narrativi e da alcune scelte grevi e volgari che mostrano un’Italia ferma al millennio scorso, come se tutte le battaglie che si stanno combattendo in questi anni per svecchiare mentalità e abbattere pregiudizi e stereotipi culturali non fossero mai avvenute. Tra l’altro con l’idea di essere invece al passo con i tempi, facendo dire ai personaggi frasi inclusive che le immagini però smentiscono categoricamente. 

Inaccettabili personaggi macchiettistici come quello della figlia di Carlo Verdone, disposta a tutto pur di sfondare in televisione (i siparietti tra lei e il padre, con i primi piani del suo di dietro, sono imbarazzanti), ma non brillano neanche la coppia alla ricerca di un “ménage à trois” che viene liquidata come sozzona (mentre Verdone in preda alla libido si suppone cosa buona e giusta che fa sganasciare) e nemmeno l’amante spagnolo stallone ma traditore. Per non parlare dell’idea veicolata per cui tutte le donne presenti nel film non possono resistere alle lusinghe dei personaggi maschili (il ripetuto approccio di Papaleo alla Foglietta viene rappresentato con leggerezza ma è al limite della molestia).

Il film parte scimmiottando “Amici miei” ma finisce per non andare da nessuna parte e funge, più che da riflessione dolceamara sull’immaturità come fuga da una realtà opprimente, da spottone per qualche casa automobilistica e per la regione Puglia in cui il film è stato in gran parte girato. Se a questo si aggiunge che la mimica di Verdone è sempre simpatica (anche se in tono minore), ma il quartetto gronda antipatia e non è mai in grado di trovare quella complicità a cui pare ambire, il disastro è totale.

Finale particolarmente orrendo, da darsi un pizzicotto per essere sicuri che non si stia facendo un incubo.

 

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