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Categoria: Cinema
Creato Martedì, 21 Settembre 2021

Madres paralelasMadres paralelas, recensione di Luca Baroncini

di Pedro Almodóvar 

con Penélope Cruz, Milena Smit, Aitana Sánchez-Gijón, Julieta Serrano, Rossy De Palma

Pedro Almodóvar riflette sulla Storia del suo paese attraverso un melodramma denso di eventi, dove il passato convive con il presente e viene rielaborato attraverso una mentalità contemporanea, aperta al nuovo e attenta all’inclusività. 

Sono davvero tante le svolte narrative che si succedono. Si parte con la protagonista che cerca un modo per aprire la fossa comune dove giace il suo bisnonno, assassinato durante la guerra civile spagnola, ma ci vogliono tre anni per raggiungere l’obiettivo di dare dignità ai morti e ai parenti che li hanno pianti. In questo lasso temporale succede di tutto, la vita scorre, dolori e gioie si moltiplicano, ma non sempre  dove  i personaggi, e anche noi, ci aspettiamo. 

La musica di Alberto Iglesias cadenza le vite delle madri messe in scena come se fosse un thriller, il rosso dei dettagli sottolinea la passionalità che motiva ogni scelta, il design di luoghi, oggetti e costumi esalta con discrezione ed eleganza la bellezza, da sempre punto di arrivo dello sguardo del regista.

Tutto è ricercato e mai casuale, che sia una tazza, un cibo impiattato, un giubbotto o l’armonia evocata da un luogo. Non mancano forzature e passaggi narrativi che risultano un po’ didascalici, del resto la carne al fuoco è davvero tanta e far convivere pubblico e privato è tutt’altro che semplice, ma il regista demiurgo riesce ancora una volta a muovere le sue pedine con equilibrio, dando risalto e spessore a ogni elemento. 

Ciò che colpisce maggiormente è la capacità di Almodóvar di guidarci con estrema naturalezza nel sentire delle sue madri, imperfette e meravigliose, molto diverse sia dalle sue madri dei film precedenti che da quelle che l’immaginario dominante vuole dotate di un inattaccabile spirito materno e devote alla casa e alla famiglia senza alcuna zona d’ombra. 

Se Penélope Cruz, giustamente premiata al Festival di Venezia per la sua interpretazione, è una conferma, la giovane Milena Smit è una scoperta, mentre l’intensa Aitana Sánchez-Gijón un inaspettato e piacevole déjà-vu (era la coprotagonista di “Il profumo del mosto selvatico” accanto a Keanu Reeves).

Un’opera che dimostra la vitalità di Pedro Almodóvar, come tutti i registi (e tutti noi) sempre con le stesse ossessioni, ma ancora una volta in grado di proporcele rinnovandosi.

 

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