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Categoria: Cinema
Creato Sabato, 01 Gennaio 2022

 Federica Pala  Astrid Casali  Carlotta GambaAmerica Latina, recensione di Luca Baroncini

di Damiano  e Fabio D’Innocenzo 

con Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico

È un cinema nero, anzi nerissimo, quello dei fratelli D’Innocenzo che dopo l’incensato “Favolacce” tornano a indagare la provincia italiana giocando con le aspettative del pubblico a partire dal titolo depistante: “America” è infatti il sogno, “Latina” invece la realtà geografica in cui è ambientata la vicenda. 

Il film mostra quindi il corto circuito tra sogno, idealizzazione di un modello, e la dura prova della realtà di provincia (laziale nello specifico). Si racconta di un dentista affermato che vive in una villa lussuosa con la moglie e le due figlie. Un evento inaspettato metterà in crisi le sue certezze e farà crollare quell’idea di benessere fatta di tappe sociali all’insegna della sola apparenza. 

Il cinema dei D’Innocenzo è caratterizzato da uno stile personale, con una ricerca visiva che porta a scelte originali nelle inquadrature, nella composizione delle immagini, nell’utilizzo della luce e del colore, nel grande impatto delle sonorità, spesso spiazzanti. Sono spiazzanti anche le scelte narrative che però, in questa rilettura autoriale di un fatto di cronaca nera, risultano la parte debole del progetto che si pone come enigmatico, pure perturbante per la dimensione onirica che assume, ma alla fine incapace di sviscerare la complessità in modo davvero comunicativo. 

Lo sguardo dei due registi e sceneggiatori non smette di essere giudicante e come succedeva nel precedente “Favolacce” la critica ha un po’ il fiato corto e sembra basarsi sui soliti luoghi comuni che vogliono la provincia benestante per forza infelice, superficiale, repressa e inconsapevole. In tal senso, quindi, davvero nulla di nuovo e illuminante. A tenere le fila è un Elio Germano che aggiunge alla sua nutrita galleria di personaggi borderline e sopra le righe un altro tassello. 

Il film è volutamente criptico, dissemina il racconto di vari indizi, si presta a più di un’interpretazione e costruisce una caduta agli inferi all’inizio intrigante ma poi più che altro ripetitiva. Un cinema che cerca l’effetto del gesso sulla lavagna ma si perde nella necessità di rimpolpare una sceneggiatura molto cerebrale, senza tante possibilità di progressione, attraverso personaggi che si rivelano non così interessanti (si pensi al tediosissimo incontro con il padre). 

Di positivo c’è che è un cinema che offre più domande che risposte, quindi induce al ragionamento e non si accontenta di illustrare una storia, di negativo il fatto che tutto ciò diventa più un dovere che un piacere.

 

 

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