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Categoria: Cinema
Creato Sabato, 01 Gennaio 2022

SPENCERSpencer, recensione di Luca Baroncini

di Pablo Larraín 

con Kristen Stewart, Timothy Spall, Sally Hawkins, Sean Harris

Ormai Pablo Larraín ci ha abituati all’anti-biopic.

Prende una figura di rilievo dell’immaginario collettivo e la ammanta di cinema uscendo dai canoni della biografia tradizionale. Per farlo circoscrive l’azione a momenti specifici che ritiene interessanti per connotare il personaggio in base alla sua sensibilità.

Dopo “Neruda” e “Jackie” è ora la volta di Lady Diana. La incontriamo a inizio film alla guida di una spider fiammante che non riesce a trovare la strada per raggiungere Sandringham House, residenza di campagna della casa reale inglese. Siamo durante le feste natalizie del 1991, nel week-end in cui la principessa del Galles maturerà la decisione di lasciare il consorte principe Carlo.

Agli occhi del regista cileno a corte si respira un’aria mesta da veglia funebre. Il protocollo reale viene esplicitato attraverso una serie di rituali grotteschi con i cattivi, cioè tutti i reali (ad eccezione dei piccoli William e Harry ancora con il beneficio dell’innocenza), preoccupati unicamente degli aspetti formali e del perpetuarsi della tradizione (quindi del potere), contrapposti ai buoni, cioè Lady Diana, sola, tradita e triste in cerca di un riscatto e di una vita vera oltre all’immagine che il mondo ha di lei.

Larraín, nonostante la grande cura per i dettagli, non ha alcuna pretesa di verosimiglianza nel costruire il mondo in cui fare interagire la sua eroina, non a caso una didascalia a inizio film lo definisce come “una fiaba tratta da una tragedia vera”. 

Il problema di fondo è che se si trattasse di una storia di fantasia forse ci sarebbero spunti interessanti, battute di dialogo ad effetto, atmosfere opprimenti ben fotografate, costumi quasi parlanti nel loro connotare situazioni e stati d’animo e parallelismi azzeccati (i dialoghi tra la protagonista e il fantasma di Anna Bolena, regina d’Inghilterra a cui Enrico VIII fece tagliare la testa). Invece di Lady Diana, volenti o nolenti, sappiamo moltissimo, grande e piccolo schermo non fanno che celebrarla, e il film, oltre a non aggiungere davvero nulla al noto, rischia di banalizzare anche ciò che già sappiamo. Ne esce così un’opera rigorosa dal punto di vista formale, ma fuori tempo massimo per avere davvero qualcosa da dire. 

Kirsten Stewart si conferma attrice versatile e accetta la sfida con grande diligenza, impegnandosi molto per assomigliare a Lady Diana di cui assume postura, movenze e accento very british. Pur a tratti evocandola, però, resta sempre Kristen Stewart e non diventa mai Lady Diana.

 

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